21 ottobre, 2014

Albert Einstein, la lettera alla figlia Lieserl

L'epistola di Einstein alla figlia è presa da un altro blog. Faccio soltanto un copia e incolla perché voglio tenerla tra i miei pensieri. Non me ne voglia chi l'ha pubblicata.
Non so se sia vera, ma è bellissima. Eccola:

Quando proposi la teoria della relatività, pochissimi mi capirono, e anche quello che rivelerò a te ora, perché tu lo trasmetta all'umanità, si scontrerà con l’incomprensione e i pregiudizi del mondo. Comunque ti chiedo che tu lo custodisca per tutto il tempo necessario, anni, decenni, fino a quando la società sarà progredita abbastanza per accettare quel che ti spiego qui di seguito.

Vi è una forza estremamente potente per la quale la Scienza finora non ha trovato una spiegazione formale. È una forza che comprende e gestisce tutte le altre, ed è anche dietro qualsiasi fenomeno che opera nell'universo e che non è stato ancora individuato da noi. Questa forza universale è l’Amore.

Quando gli scienziati erano alla ricerca di una teoria unificata dell’universo, dimenticarono la più invisibile e potente delle forze. L’amore è Luce, visto che illumina chi lo dà e chi lo riceve. L’amore è Gravità, perché fa in modo che alcune persone si sentano attratte da altre. L’amore è Potenza, perché moltiplica il meglio che è in noi, e permette che l’umanità non si estingua nel suo cieco egoismo. 
L’amore svela e rivela. Per amore si vive e si muore. Questa forza spiega il tutto e dà un senso maiuscolo alla Vita. Questa è la variabile che abbiamo ignorato per troppo tempo, forse perché l’amore ci fa paura, visto che è l’unica energia dell’universo che l’uomo non ha imparato a manovrare a suo piacimento. 
Per dare visibilità all'amore, ho fatto una semplice sostituzione nella mia più celebre equazione. Se invece di E = mc2 accettiamo che l’energia per guarire il mondo può essere ottenuta attraverso l’amore moltiplicato per la velocità della luce al quadrato, giungeremo alla conclusione che l’amore è la forza più potente che esista, perché non ha limiti. 
Dopo il fallimento dell’umanità nell'uso e il controllo delle altre forze dell’universo, che si sono rivolte contro di noi, è arrivato il momento di nutrirci di un altro tipo di energia. Se vogliamo che la nostra specie sopravviva, se vogliamo trovare un significato alla vita, se vogliamo salvare il mondo e ogni essere senziente che lo abita, l’amore è l’unica e l’ultima risposta
Forse non siamo ancora pronti per fabbricare una bomba d’amore, un artefatto abbastanza potente da distruggere tutto l’odio, l’egoismo e l’avidità che affliggono il pianeta. Tuttavia, ogni individuo porta in sé un piccolo ma potente generatore d’amore la cui energia aspetta solo di essere rilasciata. Quando impareremo a dare e ricevere questa energia universale, Lieserl cara, vedremo come l’amore vince tutto, trascende tutto e può tutto, perché l’amore è la quintessenza della vita
Sono profondamente dispiaciuto di non averti potuto esprimere ciò che contiene il mio cuore, che per tutta la mia vita ha battuto silenziosamente per te. Forse è troppo tardi per chiedere scusa, ma siccome il tempo è relativo, ho bisogno di dirti che ti amo e che grazie a te sono arrivato all'ultima risposta.
Tuo padre Albert Einstein

Vi presento "l'analfabeta sentimentale"

Non avevo mai sentito parlare di un "analfabeta sentimentale", fino a quando non me lo sono ritrovato davanti. Credevo che non esistesse. Invece, è lì, dietro l'angolo. Individuarlo non è facile, perché parla di amore, felicità e sofferenza come se conoscesse bene gli argomenti, mentre non sa di cosa si tratta. Pensa che tutto il mondo della sfera interiore sia riducibile a una formuletta matematica, inventata dalla nostra creatività per farci stare bene o male.

L'analfabeta sentimentale non usa il cuore, ma il cervello. Anche se la parola cuore è tra quelle che pronuncia ogni giorno (magari per impressionare il capo). Analizza i sentimenti e non sa trovarne un motivo. Un motivo! Le emozioni gli sono estranee e si meraviglia, rimane scioccato, quando qualcuno soffre per cose che lui considera inesistenti, inspiegabili o impossibili. Spiegare i sentimenti con la ragione è come spiegare Dio con la mente. O hai fede o non hai fede.

L'analfabeta sentimentale non si preoccupa degli altri. Non conosce il senso di colpa o il senso del rispetto. Si bea delle sue certezze. Tanto, quando fa del male, gli basta dire "mi dispiace" e ha risolto.

L'analfabeta sentimentale ti prende per il culo alla grande. Prima ti fa credere di essere speciale e poi ti butta via come spazzatura. La spiegazione? Una parola che non gli è piaciuta, un comportamento che non condivide, una decisione diversa.
  
L'analfabeta sentimentale non è in grado di piangere. Quando il pianto è la debolezza che ci rende più umani e ci fa sentire vivi. In pratica, è un robot e non se ne rende conto. Vi ricordate il film "L'uomo bicentenario"? L'androide dice all'umana: "E' crudele che tu possa piangere e io no". 

L'analfabeta sentimentale cerca l'amore, immaginando che sia un punto nell'universo a cui tendere, e non un trasporto che coinvolge le emozioni. Emozioni? Ah, già, non ha idea di che cosa siano. L'amore si prova, si fa, non si accende premendo un bottone. 

L'analfabeta sentimentale è convinto che la verità si trovi in quello che dicono gli altri. Un pensiero profondo è una verità. A questo punto serve un applauso. 

L'analfabeta sentimentale mi fa ascoltare un discorso su un concetto: gli uomini non sono liberi, ma vivono come in Matrix, schiavi delle convenzioni e del sistema, incapaci di ribellarsi e di elevarsi, come invece fa Neo "l'anomalia". Sinceramente, un essere umano non può essere un'anomalia, perché non sarebbe umano, per definizione. Un essere umano è affascinante proprio per le sue fragilità e la sua capacità di emozionarsi anche con le piccole cose. Ma l'analfabeta sentimentale non si emoziona con niente.

L'analfabeta sentimentale vuole una famiglia, senza capire che per formare una famiglia ci vogliono sacrificio e compromesso. Non ama nessuno, neanche se stesso. Allora, come pensa di amare qualcuno? Nel suo cuore non c'è spazio neanche per uno spillo, quando nel cuore di ogni persona normale c'è sempre posto per tanti affetti: famiglia, parenti, amici. E toh, ci metto pure gli animali.

Non avevo capito chi era quando l'ho incontrato. Non l'ho etichettato come analfabeta sentimentale e ho pure sofferto per lui. Quando si è allontanato, mi ha fatto un favore. Quasi quasi lo ringrazio.  


20 ottobre, 2014

L'incontro con un mito: John McEnroe

All'età di 12 anni avevo un mito: John McEnroe. Iniziavo a partecipare ai primi tornei di tennis e scalavo la classifica Fit (ero bravina). Al tempo, nonostante pesassi come una farfalla, mi ostinavo a giocare con la stessa racchetta di Supermac: una Max 200 G, pesantissima per il braccino di una ragazzina sottopeso.

McEnroe era il mio eroe. Sono cresciuta agonisticamente guardando i suoi match in tv (imitavo il suo movimento della battuta), e non posso dimenticare il divertimento di vederlo in campo con i ricci e quella fascia colorata un po' ridicola. Impossibile non ricordare poi i sorrisi che mi ha strappato quando da giovane top player ripeteva "shit" e litigava con arbitri e guardalinee.

Dal vivo ho visto giocare John soltanto una volta, nel 1987. In una delle poche occasioni in cui si è presentato al Foro Italico. Non amava la terra rossa. Non è mai stato competitivo su terreni lenti, per cui snobbava l'appuntamento italiano. Ma quell'anno sbarcava nella Capitale. Al torneo Atp di Roma del 1987 Mac si era iscritto alla gara di doppio con Paolo Canè. La coppia McEnroe-Canè non passava inosservata. Ad ogni punto Paolino sbraitava e insultava tutti e a John toccava il compito inusuale di "paciere". Quante risate! 

Dopo aver rivisto McEnroe qualche anno fa a Wimbledon (da lontano), presente al torneo londinese in veste di commentatore tv, ho avuto l'occasione di stringergli la mano proprio la settimana scorsa. L'immagine (con Goran Ivanisevic) testimonia l'incontro. Che emozione avvicinarlo e guardarlo in faccia da pochi centimetri! Con la stretta di mano, John non mi ha dato molta retta. Ha abbozzato un sorriso e non ha risposto al mio "Nice to meet you". Ma la stretta è stata forte. Purtroppo, Mac, oltre a porgermi la mano, non ha voluto fare una foto con me. Eppure, ho insistito parecchio. Niente. Mi devo accontentare del saluto. Il selfie è rimandato alla prossima occasione.

  

14 ottobre, 2014

Non esiste un vaccino contro il mal d'amore

"Non vederti più, farci una risata su. Non vederti più, già dimenticato pure tu". Così cantava Sergio Caputo negli anni '80 (dicendo "dimenticata"). Sarebbe bello allontanare dalla mente un amore finito con un semplice sorriso. Purtroppo non funziona. Anche se l'allegria aiuta lo spirito, per qualche secondo.

Con gli anni e le esperienze sentimentali vissute impari a sopportare meglio le pene d'amore. E ti illudi che il passato e le precedenti relazioni ti siano serviti per "vaccinarti" contro la sofferenza dovuta a una storia chiusa. Pensi che quando arriverà la prossima batosta di una separazione, soffrirai di meno. Sbagliato. Perché se il colpo è duro, l'esperienza non ti dà una mano. E' come cadere da una montagna: più sali in alto e più ti rompi quando caschi giù. 

E così, quando pensi  - grazie all'età - di poter contrastare facilmente, in un batter d'occhio, il momento difficile, combattendo un'unica battaglia, ti accorgi che la situazione è più grave di quella immaginata. Non c'è una sola battaglia da affrontare. Devi iniziare una guerra in piena regola contro il tormento sentimentale, tra pianti, mal di stomaco e inquietudine generale. Con ansia alle stelle, svogliatezza e malesseri di ogni genere. Il virus dell'amore non è lo stesso che avevi giù preso e curato. E' un virus diverso, per cui il vaccino non serve. Il sistema immunitario non riconosce il nuovo "ospite" e ti trovi a lavorarci su da zero.

Il mal di cuore ti spiazza. Non sai mai quanto tempo agirà sulla tua psiche e la tua anima. Lo devi vivere in pieno, altrimenti non ne salti fuori. C'è chi si butta nel limbo, come la mia amica Giulia che da oltre un anno si dispera ancora per l'ex, ormai idealizzato. In questo periodo, Giulia ha avuto altre relazioni, ma le lacrime sono sempre per quell'uomo perduto da 12 mesi e più. Da che cosa dipende questo comportamento? Non lo capisco. Perché lanciarsi in storie che non hanno né capo né coda? Un altro uomo, se non è quello giusto, non è la risposta. Ti fa stare soltanto peggio.

Quello che so è che voglio reagire contro il dolore che ho nel cuore. Voglio mettere in campo tutte le armi in mio possesso per stare bene e riprendermi. Per tornare a sorridere con leggerezza. Il metodo? Buttarsi sul lavoro, incontrare gente nuova, uscire, coltivare interessi, cercando di non rimuginare sul passato. Alla fine, mi voglio troppo bene per non scrollarmi di dosso la negatività. Certo, la guarigione ha il suo iter, lo accetto. Domani non starò bene. Ma intanto provo a sorridere, vado avanti, sperando che la vita mi riservi innumerevoli e meravigliose sorprese.


10 ottobre, 2014

La felicità dura tre giorni

Sappiamo tutti che la felicità non è uno status permanente. E' questione di attimi, tra momenti di noia, apatia, menefreghismo, relax, sofferenza e molto altro ancora. Da non confondere con il semplice "star bene" o essere in armonia con se stessi e gli altri. Tutta un'altra storia.

La vera felicità, quella totale, assoluta, al 100%, nel mio caso è durata tre giorni. In mezzo tanta angoscia e dolore. Non credevo che potesse esistere la gioia infinita, senza confini. Roba da sogno, da film di Hollywood, ma non da realtà. Eppure l'ho provata, grazie a Luca.

Luca, conosciuto per caso. Intrigante, carino e non troppo normale, mi ha fatto questo regalo: la piena e completa felicità. Per la durata di 72 ore, non di più. Insieme a lui ho vissuto i momenti più belli di tutta la mia vita. Per questo dono non finirò mai di ringraziarlo.

Luca, problematico al limite dell'asociale, ha acceso la miccia e sono esplosa. Non so come, mi sono lasciata andare completamente e ho toccato il cielo con un dito. Anzi, ho superato abbondantemente i "Tre metri sopra il cielo".

Con tanta felicità in corpo è stato naturale innamorarsi di lui. E anche se adesso è scappato, spaventato dai miei sentimenti, da me o da altro, mi ha lasciato il cuore gonfio d'amore. Luca è il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo prima di chiudere gli occhi. E' con me in ogni istante della giornata, mentre lavoro, scherzo e parlo con gli amici. Non mi abbandona mai.

Sì, lo amo. Lo amo al punto da desiderare il suo bene al di sopra del mio. Al punto da lasciarlo andare. Libero. Perché anche lui trovi quella felicità che io ho vissuto e non ho saputo trasmettergli.

Lo amo al punto che sacrificherei tutto per lui, senza chiedere nulla. Al punto da mettermi in disparte (l'ho tolto da Facebook per farlo sentire svincolato e non controllato). Al punto da rimanere in silenzio, lontana. Perché l'amore è questo: assenza di qualsiasi egoismo. Il risultato di un amore così - unilaterale e senza possibilità di crescita - è un dolore misto al piacere di rendere felice l'altro. Difficile da sopportare e comunque necessario per sentirsi vivi.

22 settembre, 2014

Il principe azzurro esiste anche per le over 40

Ho le prove: il principe azzurro esiste anche per le donne over 40. Anna, classe 1970, ha conosciuto Alberto per caso. Amico di amici. E, boom! Si sono innamorati. Dopo 2 mesi sono andati a vivere insieme e adesso stanno organizzando il matrimonio (spero di essere invitata). Tutto molto in fretta. Perché a 40 anni che cosa vuoi aspettare? La benedizione dei genitori? Entrambi hanno un lavoro e una posizione sociale.
La stessa domanda si sono fatti Cristina e Matteo (40enni). "Che cosa aspettiamo?". Conosciuti per lavoro, si sono sposati dopo 5 mesi dal primo appuntamento. Mi spiace non essere andata al loro matrimonio. Dicono che sia stato bellissimo.

"Quando ci si sceglie in età matura, i matrimoni, o le convivenze, che nascono sono destinati a durare - sentenzia mia sorella parlando da psicologa - perché ci si sceglie con la testa e non con il fisico. Vedi l'uomo che hai davanti e capisci che quello è l'uomo che sarà il padre dei tuoi figli, con cui invecchierai".

Il moderno principe azzurro non arriva su un cavallo bianco (o un'auto bianca) per portarti via, ma ti garantisce la favola: "E vissero felici e contenti".
Attenzione: non tutti gli uomini, che si presentano come principi azzurri, sono affidabili. Ci sono quelli che promettono: faremo, vedremo, andremo, vivremo. Tutto proiettato in un ipotetico futuro che non arriva mai. Sono quelli fasulli che, pur essendo in età da pensione, non prendono una decisione, perché non hanno il coraggio oppure non sono convinti. Non fidatevi. Vi faranno soltanto aspettare e perdere tempo. 

Solo l'uomo che dimostra con i fatti, e non a parole, di essere affidabile, va preso in considerazione.
Il vero principe azzurro ha il "certificato di garanzia", ossia presenta progetti definiti e con scadenze certe, oppure fornisce una data di inizio convivenza, una data di fidanzamento e una di matrimonio. Nel caso di uomini separati, manca soltanto la terza data. Quelli non certificati lasciateli alle donne che vogliono divertirsi alla giornata.

16 settembre, 2014

"Non è mai troppo tardi", la mia lista

"Non è mai troppo tardi" è il titolo di un film con Jack Nicholson e Morgan Freeman. Vi ricordate la storia? La riassumo in breve: due uomini hanno pochi mesi di vita e decidono, nel tempo rimasto, di fare tutto quello che non sono riusciti a fare nella vita, ossia cose scritte su una lista, da realizzare e spuntare.

Spero di avere ancora molti anni da vivere, ma la lista ce l'ho anch'io e qualche desiderio sono riuscita a renderlo realtà:

1. Una settimana al torneo di Wimbledon - fatto
2. Andare agli Oscar a Los Angeles - fatto
3. Guardare la partita Nba Lakers/Celtics - fatto
4. Incontrare Keanu Reeves - fatto

Ecco cosa mi rimane:

5. Pattinare sul ghiaccio a New York. a dicembre, sulla pista di fronte al Rockefeller Center
6. Andare a vedere gli Us Open di tennis
7. Capodanno alle Maldive
8. Passare un romantico weekend a Parigi
9. Andare nel deserto su un cammello
10. Imparare a sciare
11. Imparare a cavalcare le onde con il surf
12. Guidare una Ferrari
13. Andare a vedere un balletto di Bolle
14. Cena sul tetto del più alto grattacielo del mondo
15. Un viaggio in Cina e Giappone
16. Una settimana in Tibet
17. Ora ci penso... i desideri sono davvero tanti



Ma non è finita qui. Nella lista ci sono anche cose non materiali.

18. Innamorarmi follemente di un uomo che mi ricambia con la stessa intensità
19. Essere meno impulsiva
20. Aiutare chi ha bisogno
21. Apprezzare di più ciò che ho, senza lamentarmi per ciò che mi manca

Ci sarebbe altro, ma si tratta di fatti personali.

In questi mesi sono cambiata. Non so se in meglio o in peggio. Sono sempre la stessa persona che dice in faccia la verità (non importa se scomoda). La rabbia è sparita. Ho  meno illusioni. Convivo con il dolore (anche se ho una forza da leone) e non permetto a nessuno di avvicinarsi più di tanto. E' soltanto una fase. Magari, se inizio a spuntare la lista, qualcosa cambierà. Tutto può succedere. Non è mai troppo tardi.

14 settembre, 2014

E' finito il tempo del branco

Entrare in casa di Ross (amica) è come respirare felicità. L'armonia la senti nell'aria e ti trasmette un piacevole sensazione, quasi di beatitudine. Con Ross e suo marito ho passato un bel pomeriggio, chiacchierando davanti a una torta alle fragoline di Sissi. Ho capito diverse cose, soprattutto quello che desidero.

Perché sono stata così bene? Perché con Ross e marito quando si parla, c'è sempre da imparare. Entrambi hanno una cultura infinita e sono in grado di argomentare a 360 gradi, dalla letteratura all'attualità, fino alla psicologia.

Quando ho la possibilità di capire e conoscere, mi sento in pace con me stessa e con il mondo. Il desiderio di ampliare la mente è quello che mi porta avanti. Ho bisogno di sviluppare il mio senso critico e di capire le sfumature psicologiche del comportamento umano che non riesco a cogliere da sola, giusto per fare due esempi. Soltanto in questo modo miglioro e cresco come persona. Senza dimenticare che il marito di Ross ha un ricco vocabolario: ogni tanto mi stupisce con qualche termine da intellettuale (che devo googlare).

Uno degli argomenti su cui Ross&husband mi hanno fatto riflettere è il concetto di amicizia. Ho spiegato che per me gli amici non sono quelli con cui si esce tutte le sere a sparare cazzate. Gli amici veri, a una certa età, sono pochi, pochissimi, sono quelli che ti porti avanti negli anni. Quelli che tieni e hai tenuto accanto con sacrifici e lavoro. Perché anche l'amicizia, come l'amore, è un lavoro.

- Non puoi pensare che a 30-40 anni gli amici siano quelli del branco - dice il marito -. Il branco lo hai a 17 anni, quando ti circondi di coetanei, senza fare una selezione. A 30-40 anni, gli amici sono molto selezionati e in numero limitato. Chi ha ancora un branco a 40 anni, vuol dire che non è cresciuto.

La vita che desidero non è quella del branco. Il branco l'ho frequentato da ragazzina e durante il periodo dell'università, adesso ho altre priorità. E' bello uscire, ma ogni tanto. Non occuparsi di organizzare un aperitivo/cena tutte le sere possibili. Eppure, per un anno e mezzo ho fatto una vita di uscite continue (per accontentare l'ex). Una vita sbagliata per me, perché non mi dà nulla. E' piacevole, ma dopo un po' stanca: la sento vuota e sterile.

Non ho più voglia di andare al bar dopo il lavoro. Non ho più voglia di stare sempre in giro. Finito il lavoro torno a casa e faccio qualcosa per me, che mi gratifichi: leggo, guardo un film o al massimo scrivo su questo blog. La persona che mi sta accanto, mi basta. Non sento la necessità di altro. Chiariamo, non vuol dire che da oggi mi tapperò in casa. Ma le uscite non rappresentano una parte fondamentale della mia esistenza, soprattutto se sono uscite "tanto per stare a spasso". Preferisco passare da Ross dove l'armonia nell'aria è contagiosa.