16 settembre, 2014

"Non è mai troppo tardi", la mia lista

"Non è mai troppo tardi" è il titolo di un film con Jack Nicholson e Morgan Freeman. Vi ricordate la storia? La riassumo in breve: due uomini hanno pochi mesi di vita e decidono, nel tempo rimasto, di fare tutto quello che non sono riusciti a fare nella vita, ossia cose scritte su una lista, da realizzare e spuntare.

Spero di avere ancora molti anni alle spalle, ma la lista ce l'ho anch'io e qualche desiderio sono riuscita a renderlo realtà:

1. Una settimana al torneo di Wimbledon - fatto
2. Andare agli Oscar a Los Angeles - fatto
3. Guardare la partita Nba Lakers/Celtics - fatto
4. Incontrare Keanu Reeves - fatto

Ecco cosa mi rimane:

5. Pattinare sul ghiaccio a New York. a dicembre, sulla pista di fronte al Rockefeller Center
6. Andare a vedere gli Us Open di tennis
7. Capodanno alle Maldive
8. Passare un romantico weekend a Parigi
9. Andare nel deserto su un cammello
10. Imparare a sciare
11. Imparare a cavalcare le onde con il surf
12. Guidare una Ferrari
13. Andare a vedere un balletto di Bolle
14. Cena sul tetto del più alto grattacielo del mondo
15. Un viaggio in Cina e Giappone
16. Una settimana in Tibet
17. Ora ci penso... i desideri sono davvero tanti



Ma non è finita qui. Nella lista ci sono anche cose non materiali.

18. Innamorarmi follemente di un uomo che mi ricambia con la stessa intensità
19. Essere meno impulsiva
20. Aiutare chi ha bisogno
21. Apprezzare di più ciò che ho, senza lamentarmi per ciò che mi manca

Ci sarebbe altro, ma si tratta di fatti personali.

In questi mesi sono cambiata. Non so se in meglio o in peggio. Sono sempre la stessa persona che dice in faccia la verità (non importa se scomoda). La rabbia è sparita. Ho  meno illusioni. Convivo con il dolore (anche se ho una forza da leone) e non permetto a nessuno di avvicinarsi più di tanto. E' soltanto una fase. Magari, se inizio a spuntare la lista, qualcosa cambierà. Tutto può succedere. Non è mai troppo tardi.

14 settembre, 2014

E' finito il tempo del branco

Entrare in casa di Ross (amica) è come respirare felicità. L'armonia la senti nell'aria e ti trasmette un piacevole sensazione, quasi di beatitudine. Con Ross e suo marito ho passato un bel pomeriggio, chiacchierando davanti a una torta alle fragoline di Sissi. Ho capito diverse cose, soprattutto quello che desidero.

Perché sono stata così bene? Perché con Ross e marito quando si parla, c'è sempre da imparare. Entrambi hanno una cultura infinita e sono in grado di argomentare a 360 gradi, dalla letteratura all'attualità, fino alla psicologia.

Quando ho la possibilità di capire e conoscere, mi sento in pace con me stessa e con il mondo. Il desiderio di ampliare la mente è quello che mi porta avanti. Ho bisogno di sviluppare il mio senso critico e di capire le sfumature psicologiche del comportamento umano che non riesco a cogliere da sola, giusto per fare due esempi. Soltanto in questo modo miglioro e cresco come persona. Senza dimenticare che il marito di Ross ha un ricco vocabolario: ogni tanto mi stupisce con qualche termine da intellettuale (che devo googlare).

Uno degli argomenti su cui Ross&husband mi hanno fatto riflettere è il concetto di amicizia. Ho spiegato che per me gli amici non sono quelli con cui si esce tutte le sere a sparare cazzate. Gli amici veri, a una certa età, sono pochi, pochissimi, sono quelli che ti porti avanti negli anni. Quelli che tieni e hai tenuto accanto con sacrifici e lavoro. Perché anche l'amicizia, come l'amore, è un lavoro.

- Non puoi pensare che a 30-40 anni gli amici siano quelli del branco - dice il marito -. Il branco lo hai a 17 anni, quando ti circondi di coetanei, senza fare una selezione. A 30-40 anni, gli amici sono molto selezionati e in numero limitato. Chi ha ancora un branco a 40 anni, vuol dire che non è cresciuto.

La vita che desidero non è quella del branco. Il branco l'ho frequentato da ragazzina e durante il periodo dell'università, adesso ho altre priorità. E' bello uscire, ma ogni tanto. Non occuparsi di organizzare un aperitivo/cena tutte le sere possibili. Eppure, per un anno e mezzo ho fatto una vita di uscite continue (per accontentare l'ex). Una vita sbagliata per me, perché non mi dà nulla. E' piacevole, ma dopo un po' stanca: la sento vuota e sterile.

Non ho più voglia di andare al bar dopo il lavoro. Non ho più voglia di stare sempre in giro. Finito il lavoro torno a casa e faccio qualcosa per me, che mi gratifichi: leggo, guardo un film o al massimo scrivo su questo blog. La persona che mi sta accanto, mi basta. Non sento la necessità di altro. Chiariamo, non vuol dire che da oggi mi tapperò in casa. Ma le uscite non rappresentano una parte fondamentale della mia esistenza, soprattutto se sono uscite "tanto per stare a spasso". Preferisco passare da Ross dove l'armonia nell'aria è contagiosa.

13 settembre, 2014

L'appuntamento che non ti aspetti

"Quando torni dalla vacanza, chiamami: voglio invitarti a pranzo. Ma chiamami! Ci conto" mi dice lui. Un'affermazione del genere di per sé non è una grande notizia. La notizia è che a invitarmi a pranzo è stato il mio medico della mutua.

Sinceramente, non me lo aspettavo. Sono entrata nello studio medico per un visita dopo una brutta bronchite e sono uscita con un appuntamento.

Certo, ho sempre avuto il suo numero di cellulare, da 8 anni, come lui il mio. Non ricordo più le volte che l'ho disturbato fuori orario, al telefono o via sms, per un consiglio o la ricetta di un farmaco. E lui ha sempre risposto.

Ma mi sembra strano. Mi cura da quando sono a Milano e sa tutto di me. Mi ha vista seminuda (per visitarmi), mi ha vista in stato comatoso con influenze e vomiti, mi ha vista sprizzante di gioia quando credevo di essere incinta e mi ha vista abbattuta e sofferente quando ho chiuso la mia storia d'amore. Insomma, ha il quadro completo.

Una mia amica, sua paziente, conferma l'interesse del medico per me: "Sono stata da lui ieri - afferma l'amica -, mi ha detto più volte di salutarti!".

In realtà, il mio medico mi ha sempre fatto grandi complimenti: "Sei bellissima", mi ripeteva. Ma pensavo che volesse soltanto essere gentile. Invece...

Lui non è male. Ha un viso carino. E' sveglio, arguto e colto. E lavora come un pazzo (12 ore al giorno). Non ho idea di quanti anni abbia, ma credo un paio più di me o forse siamo coetanei. Non lo so. Ma la cosa fondamentale è che è single. Posso dire che l'invito mi ha lusingata? Ecco, l'ho detto: mi ha lusingata. Certo che la vita ti riserva sempre delle sorprese. Come diceva Forrest Gump: "La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita".

12 settembre, 2014

Una fantastica serata con Max

Conoscere un uomo che non ha Facebook e Whatsapp, per la mia passata esperienza con un ex fidanzato maniaco dei social (sempre online, sempre a digitare) lo considero un plus. Forse per questo motivo Max mi è piaciuto subito. L'ho conosciuto per caso.
Sto aspettando le ragazze davanti al locale. Lui si avvicina e mi chiede se sono sola.
- No, sto aspettando le amiche, sono un po' in anticipo.
- Allora ti faccio compagnia mentre aspetti, se ti fa piacere (e mi offre un bicchiere di vino).
Le ragazze arrivano e lui si siede con noi. Mi corteggia, non spudoratamente, ma mi fa capire che gli piaccio.
- Davvero hai questa età - mi dice - ti davo 10 anni di meno. Sembri una ragazzina.
- Grazie.

Mi invita a seguirlo con i suoi amici in un altro locale, dove mi sento una vip. Perché noi entriamo subito (lui ha un tavolo) saltando una lunga coda, mentre fuori una fila chilometrica di persone non riesce neanche a raggiungere la porta. E la gente mi guarda con invidia.

Max mi fa sentire bellissima.
- Sei molto magra: mi piacciono le donne magre come te. La prima cosa che ho notato di te sono state le tue gambe - afferma.

Sorrido - Davvero? Il mio ex voleva che ingrassassi, ma io non sarò mai grassa. Questo è il mio fisico...

- Sei bellissima! - aggiunge.

Sorrido ancora. E non posso evitare di fare i paragoni: il fidanzato precedente mi faceva sentire brutta, quando quello brutto era lui. Fisicati sì, anche troppo, ma brutto di viso. Non so neanche come ho fatto a innamorarmi di lui: mi trasmetteva insicurezza. Mi trascurava in pubblico. Mentre Max ha attenzioni soltanto per me.

Io e Max parliamo, parliamo tanto. E' single. Anche lui è andato vicino al matrimonio come me (ben due volte) ma poi ha capito che non funzionava e ha lasciato perdere. Mi racconta dell'ultima convivenza in casa sua con una donna e con le due figlie di lei (un disastro) e del suo lavoro. Anch'io gli racconto della mia vita. Del recente trauma con un uomo che mi definiva "la sua anima gemella". Delle delusioni. Mi chiede se può baciarmi (un gentiluomo). Ok. E a fine serata mi riaccompagna a casa.

Non so se lo rivedrò. Tocca a lui fare la prima mossa. In ogni caso, ho passato momenti splendidi e questo mi basta. Il futuro (che vedo sempre più roseo) può essere Max, ma anche no. Sto bene, mi sento un fiore, sono pronta a mangiarmi il mondo e questo è già tutto.

Possiamo essere telepatici (con la tecnologia)

La telepatia non esiste soltanto nei film di fantascienza. Gli scienziati hanno dimostrato che è possibile anche per noi umani, O quasi. Per la prima volta al mondo è stata sperimentata una trasmissione telepatica" dal cervello di un soggetto a quello di un altro soggetto e lo studio è stato pubblicato sulla rivista Plos One. I due cervelli messi in contatto si trovavano a circa 8 mila chilometri di distanza.

A riuscire nell'impresa sono stati i ricercatori dell'Università di Barcellona (Spagna) insieme ai ricercatori della Harvard University e alla società francese Axilum Robotics. Gli scienziati catalani sono riusciti a trasmettere su una piattaforma internet il segnale prodotto dal cervello di una persona che si trovava davanti ad un computer a Thiruvananthapuram (India). Questo segnale telepatico è stato poi ricevuto da un'altra persona che si trovava a Strasburgo. In pratica, la comunicazione è stata resa possibile grazie a nuove e innovative tecnologie che riescono a tradurre i segnali elettrici prodotti dal cervello umano in codice binario.

In tutto sono state effettuate due trasmissioni. La prima il 28 marzo scorso, la seconda, di conferma, dieci giorni più tardi. Il testo trasmesso era composto dalla parola «hola» (ciao). In tutto si tratta di 140 bits. Per tradurre il messaggio in codice binario i ricercatori hanno chiesto al trasmittente di muovere un piede per tradurre il segnale "0" e la mano per tradurre il segnale "1". Dall'altra parte della rete a Strasburgo, un operatore bendato indossava un casco che è una vera e propria interfaccia "cervello-computer" ha visto dei lampi di luce che corrispondevano appunto ai segnali emessi e ha poi potuto decodificare il messaggio ricevuto.

"Abbiamo usato tecnologie non invasive", ha spiegato Carles Grau, un esperto nel campo delle neuroscienze, a capo della ricerca. "In effetti - ha aggiunto -, possiamo usare il concetto di trasmissione da mente a mente, dato che sia nella sua origine che nella destinazione partecipano le attività di comunicazione cosciente dei soggetti coinvolti". Insomma, la nostra telepatia ha bisogno della tecnologia.

11 settembre, 2014

Uomo con barba o senza? Voto per la barba

Mi sono convinta: gli uomini sono più affascinanti e seducenti con la barba. Basta guardare questa foto di Robert Pattinson, scattata oggi al Toronto Film Festival, per togliersi ogni dubbio. Rob è stupendo. Certo, la peluria sul viso non sta bene a tutti (vedi i tipi con la faccia "smunta"). Se poi la barba è anche bianca, forse è meglio evitare. Fa tanto vecchio. Ma sul bel volto di Rob la barbetta dona quel tocco in più al bell'aspetto.

Ho sempre pensato che le guance lisce, appena rasate, fossero il top sull'uomo da baciare. Perché se baci un uomo con la barba puoi provocarti arrossamenti e piccole irritazioni. Nei casi più gravi, quando lei ha la pelle estremamente delicata, anche escoriazioni. Non è così. Sbagliato. La barba di 3 o 4 giorni non dà fastidio alla "baciatrice". Non irrita. Anzi. Provoca un leggero solletico che è pure piacevole e sensuale. Una specie di carezza molto eccitante. E poi, è bello accarezzare la barba, come si fa con i capelli (se lui ha i capelli, ovviamente). Provare per credere. Insomma, voto per il maschio con la barba.

D'altra parte, non mi sono mai piaciuti i tipi depilati. Da buona meridionale penso che il maschio debba essere peloso e villoso ovunque. Quando è glabro, magari appena uscito dal centro estetico, manca di appeal. Non sa di niente. Mica è una donna. Villosità uguale mascolinità, ne sono più che convinta.

Ma non bisogna essere giovani come Pattinson per essere affascinanti con la barba: Keanu Reeves, per esempio, ha appena compiuto 50 anni. Questa foto è di pochi mesi fa...
Di peli bianchi ne ha pochissimi sul volto ed è sempre un gran bel pezzo d'uomo. In realtà, trovo che sia più bello adesso che quando era giovane. Keanu è come il buon vino: migliora invecchiando.

10 settembre, 2014

L'anello di fidanzamento è quello con il diamante, ma non tutti gli uomini lo sanno

 Un diamante è "per sempre". Ormai le pubblicità sono piene di questo slogan. Un uomo che vuole regalare un anello di fidanzamento, sa che deve donare un gioiello con il brillante. E non ha importanza la grandezza della pietra bianca. Di diamanti ne esistono per tutte le tasche, da quello microscopico a quello grande come una noce. Ognuno acquista secondo le sue possibilità.

Per quanto mi riguarda preferisco le pietre piccole: ho le dita magroline e un "brillocco" enorme non riuscirei a portarlo, mi darebbe fastidio. Inoltre, mi piacciono gli anelli sottili e delicati. Ma non parliamo di me, adesso. In ogni caso, il diamante è un simbolo. Non conta la sua grandezza, piuttosto ciò che rappresenta: amore eterno.

Ebbene, tutti sanno che l'anello di fidanzamento è quello con il diamante. Ma lo sanno davvero tutti? Sicuri? Sicuri, sicuri? Giulio (nome inventato) non lo sa: ha preso un'altra pietra colorata alla sua donna (che sta per dargli un figlio) e lei si è incazzata di brutto. Giustamente. Pure Aldo (nome inventato) non lo sa. Oppure è troppo stupido per capire che qualcosa di diverso dal brillante è comunque un bel regalo, ma non è un anello di fidanzamento.

Infatti, Aldo ha comprato alla sua fidanzata Elena una veretta di zaffiri gialli, spacciandola per anello di fidanzamento. Facile immaginare la delusione di lei. Ma non è finita qui. Pur conoscendo la misura del dito di Elena ha preso un anello di 4 misure più grande! Non una o due misure in più: 4 misure più grande. E' come donare un vestito XL a una donna che veste la XS. Un gioiello che a Elena sta largo persino nel pollice. La giustificazione di Aldo: "tanto si può stringere". Eh, certo. E' come se a lui venisse regalata una giacca di 4 misure più grandi... perché "tanto si può portare dalla sarta"...

Mi vengono i brividi soltanto a immaginare la situazione. Povera Elena. Non è facile avere a che fare con un uomo del genere. Perché Aldo ha sempre ragione. E se dice che lo zaffiro giallo va bene come anello di fidanzamento, mica lo convinci del contrario.

Ma perché Aldo ha fatto questo? Perché ha preso la veretta di zaffiri gialli? Ecco la spiegazione. Aldo è andato a comprare l'anello nel negozio della sua carissima amica che vende soltanto gioielli costosissimi, roba per ricconi sfondati. In quel negozio non ci sono brillanti di piccole dimensioni. E così, Aldo, per non dare un dispiacere all'amica (che prende una commissione sulla vendita), ha comprato l'anello sbagliato della misura sbagliata. Un genio.

Un uomo intelligente (Aldo purtroppo non lo è), che vuole un anello di fidanzamento, dice all'amica venditrice: "Mi spiace, in negozio non hai l'articolo che cerco, per cui devo comprare da un'altra parte". Non Aldo. Perché dare un dispiacere all'amica? Meglio dare un dispiacere a Elena.

Alla fine, il fidanzamento tra Aldo ed Elena è saltato. La storia dell'anello non ha inciso sulla rottura, ma ha permesso a Elena di riflettere sulla capacità di giudizio e di comportamento di Aldo. Se Aldo dà la priorità all'amica piuttosto che alla fidanzata, non è certo un gran partito. Un uomo così è meglio perderlo che trovarlo.

09 settembre, 2014

Un weekend con bilancio esistenziale

Dicono che quando sei sul punto di morire, la vita ti passa davanti agli occhi come in un film a doppia velocità. E rivedi tutti i momenti salienti della tua esistenza in pochi secondi, scorrendo gli anni e le situazioni per fotogrammi. Non sono mai stata sul punto di morte, ma il life-movie l'ho sperimentato ugualmente questo weekend, quando mi sono trovata a fare i conti con il mio passato. E così, ho rivisto i fotogrammi della mia vita. A tratti a doppia velocità, a tratti anche al rallentatore.

Sabato - Arrivo a Torino in mattinata. Un'amica mi aspetta in stazione. Ritrovo le Bridget (amiche). Pranzo, shopping, chiacchiere, risate. Provo un senso di pace/gioia che avevo smarrito. Cena con sushi, due brindisi, una passeggiata e tanti discorsi, dai più importanti a quelli più frivoli. Mi accorgo che gli amici sono quelli di un tempo. Mi vogliono bene come se ci fossimo lasciati ieri e non 8 anni fa (quando da Torino mi sono trasferita a Milano).

Domenica mattinaRivedo l'ex fidanzato, quello che non ho sposato. Mi riprendo la roba che lui mi tiene nel suo garage da 8 anni (sono andata via senza portarmi tutto e lui non ha buttato nulla: ha preparato alcuni scatoloni con le mie cose e li ha posati). Saluto sua madre. Magone. Sia io che Lui abbiamo gli occhi lucidi. Scappano le lacrime. Abbracci. Ci siamo lasciati 8 anni fa e mi accorgo che mi ama ancora. Lui nota che al collo porto ancora il diamante che mi ha regalato, quello che gli è costato una barca di soldi. Ci sto male. Malissimo. Nella mia testa rivedo il film del nostro amore e realizzo un'ovvietà: Lui è stato l'unico uomo che mi ha amata veramente. Ha scommesso su me. Su Noi. Abbiamo comprato casa insieme. Mi ha chiesto di sposarlo. Ha fatto cose che nessun altro ha fatto. Nessuno mi ha amata quanto Lui. Ho una tristezza infinita nel cuore.

Domenica sera - Di nuovo amici. Pizza. Tante risate. Mi riprendo dallo shock della mattinata. E ripenso ai 9 anni vissuti a Torino. Non ci sono dubbi: sono stati gli anni più felici di tutta la mia vita.

Lunedì mattina - Una Bridget mi riaccompagna a Milano in auto con gli scatoloni presi dall'ex. Durante il viaggio ho un'unica idea in testa: voglio tornare a vivere a Torino.

Non so che cosa succederà domani, tra un mese o tra un anno. Comunque vada, oggi mi sento più forte di ieri - perché mi sento amata - e sono pronta a scommettere di nuovo sul futuro che vedo roseo come se avessi un paio di lenti rosa sugli occhi.

07 settembre, 2014

Stalking, oltre 11 mila procedimenti in 2 anni

In Italia ci sono 11.436 procedimenti per stalking e di questi 8.453 sono andati a sentenza, negli ultimi due anni. Questo il risultato di una indagine statistica effettuata da ministero della Giustizia che ha preso in esame 14 sedi di tribunale considerati rappresentativi per dimensione e ubicazione territoriale.

Ma chi sono gli stalker? Secondo la ricerca che ha esaminato anche la nazionalità e la professione
di chi commette questo reato: l'82% degli stalker è formato da italiani (il 17% da stranieri), disoccupati o precari. Il 53,6% non ha precedenti penali.

Nel 30,4% dei casi l'aggressore vuole recuperare un rapporto interrotto, è geloso (11,1%) o soffre di un'ossessione sessuale o
psicologica (3,3%).

Nella metà dei casi si è arrivati a una sentenza di condanna, mentre nell'11,5% lo stalker è stato assolto. Il 23% dei procedimenti è stato invece chiuso per il ritiro della querela.

Questa è la fotografia di chi denuncia, ma non tutti arrivano ad affidarsi alla giustizia, come il mio amico che ha avuto la moto incendiata dall'ex della nuova compagna.