19 maggio, 2015

Tante belle news


E' un po' che non scrivo su questo blog. Mi scuso: sono stata impegnata a vivere. Tra il lavoro, gli impegni e le mille attività/uscite, proprio non ho avuto 10 minuti per digitare qui. Meglio così.
Sono contenta. In poco tempo sono riuscita a cambiare la mia esistenza e in un certo senso anche a crescere. Ebbene sì, sono maturata. Oggi sono più consapevole di me stessa e più attenta alle piccole cose della quotidianità.

Di argomenti ne avrei da buttare giù, come la StraSingle che ho corso domenica e il Rocky Horror Show che ho rivisto venerdì. Stay tuned. E poi, la ciliegina sulla torta: mi sono innamorata. Non alla StraSingle, prima. Ma ho partecipato ugualmente alla gara, con lui che mi diceva: "Perché la fai? Non sei più single". Bah! Non sono più single... vediamo... parliamone...

06 maggio, 2015

Il Rocky Horror Show scatena l'adrenalina


Il Rocky Horror Show è una droga. Una volta che lo hai provato, ne vuoi ancora. E ancora. E ancora. Posso confermarlo. Lo spettacolo è qualcosa di grandioso: non solo ti coinvolge per la sua interattività (il pubblico è chiamato a fare e dire alcune battute), ma per la gioia che ti mette in corpo tra risate e gag comiche.

Il mio primo Rocky Horror è stato d'eccezione: ho assistito in seconda fila alla versione musical originale (tutto in inglese) e sono uscita dal teatro carica di adrenalina. Attori fantastici, interpretazioni eccezionali, musica e canzoni dal vivo. Certe voci da Bocelli e Callas dei periodi d'oro.

Indescrivibile il momento in cui mi sono messa un giornale in testa per proteggermi dalla pioggia, come fa Janet, quando ho tirato i coriandoli per il matrimonio e quando ho urlato "Uh!" alla pronuncia del nome "Dr. Scott".

A furia di battere le mani, mi sono procurata da sola dei lividi sulle dita. Me ne sono accorta soltanto a casa. Una cosa del genere non mi era mai successa. Eppure mentre schioccavo il mio applauso non ho avvertito nulla. Nessun dolore. Colpa sempre dell'adrenalina, non c'è altra spiegazione.

Sono rimasta talmente colpita dal Rocky Horror Show per la regia di Richard O'Brien che ho deciso di ritornare a vedere lo spettacolo. E' a Milano fino al 20 maggio, al Teatro della Luna. Poi, una puntatina al cinema Mexico, per partecipare anche alla versione in italiano, è tra i miei appuntamenti di questa estate.

29 aprile, 2015

Le tre moschettiere: tutte per una e una per tutte


Tra noi ci chiamiamo "le tre moschettiere"
. Io, Fede e Veru. Il motivo s'intuisce al volo: siamo "tutte per una e una per tutte". Ci sosteniamo in ogni momento della giornata, dal mattino alla sera. Ci aiutiamo, ci diamo supporto. Stiamo sempre insieme, nei limiti degli impegni di lavoro. Dove va una, si trovano anche le altre. In pratica, abbiamo formato una seconda famiglia, dopo quella di origine. Una squadra affiatata di quasi-sorelle.

Ci siamo conosciute per caso, qualche mese fa. Prima ho incontrato Veru a un evento di lavoro (grazie Deb per avermela presentata). Poi ho incontrato Fede, con la quale è scattato subito il feeling, perché noi due siamo molto simili nel carattere e nel modo di pensare. 

Il primo elemento che ci ha unite è la vicinanza geografica. Abitiamo tutte nella stessa zona di Milano, a distanza di qualche isolato. Così, diventa semplice organizzarsi per bere un caffè, per una passeggiata nel weekend, per fare shopping (supermercato compreso) e per uscire insieme la sera. Spesso, decidiamo all'ultimo minuto se andare a un aperitivo o a un evento. Basta una telefonata o un messaggio: "Allora, ci vediamo tra 30 minuti?". "No, meglio tra 40". 

Da quando le moschettiere sono nella mia vita, il senso di solitudine si è attenuato. Avverto meno la lontananza dai miei cari. Ho sempre 4 braccia da stringere. Due ragazze fantastiche da abbracciare quotidianamente. Ho smesso di passare le serate da sola nel mio appartamento: in un modo o nell'altro, sono in compagnia. Non importa se in un locale o a casa di una delle tre. Non solo. Mi sento protetta e coccolata da un affetto simile a quello della mia famiglia.

Non posso dimenticare il giorno in cui sono rientrata a Milano da Roma, con il Frecciarossa. Erano le 22 e pioveva. Le ragazze erano preoccupate che mi bagnassi. 
- Ti vengo a prendere in auto? - mi scrive Fede.
- No, non occorre. Prendo il tram e se diluvia salgo su un taxi. Mi farai compagnia al telefono - rispondo.
- Dimmi a che ora arrivi e mi trovi con le quattro frecce all'angolo della stazione - mi scrive Veru. 

Insisto: "Ragazze, non venite a prendermi: non vale la pena. E' tardi". Ma non le convinco. Veru è già al volante, sta per arrivare in stazione. Appena salgo sull'auto di Veru, mi scappano le lacrime. Sono commossa dal suo gesto. Intanto, Fede mi scrive: "Sei arrivata? Ti chiamo?". Eh sì, la mia è proprio una seconda famiglia!

20 aprile, 2015

Abbracci gratis, i dubbi


Ti piazzi per strada con un cartello: "Abbracci gratis" e ti metti ad abbracciare le persone che passano
. L'idea è buona, in generale. Ma sorgono i dubbi su chi ti abbraccia. Le domande sono tante. Perché queste persone si presentano in giro con i cartelli? Sanno abbracciare a casa loro? Sanno abbracciare gli amici? Sanno praticare l'abbraccio nella quotidianità? Boh!

Faccio l'avvocato del diavolo e penso: "Queste persone non abbracciano nel vero senso della parola, almeno come lo intendo io, perché nell'abbraccio c'è sentimento, c'è amore verso l'altro. Di conseguenza come fai a provare sentimento per un estraneo mai visto prima?". E' un sentimento falso, una sorta di compassione, come quella che si prova davanti a un cucciolo abbandonato. La compassione non si può paragonare all'affetto sincero e reale. L'abbraccio è  la manifestazione di un sentimento, non si può mettere sullo stesso piano di un sorriso o una stretta di mano.

In tutto questo ambaradan dei free hugs c'è una contraddizione di fondo. Un volersi mostrare buoni a tutti i costi. Della serie: volemose bene. Con presunzione, perché vorrei vedere quanta generosità reale c'è dietro a ognuno abbraccio. Quanta voglia di darsi agli altri, di spendersi per gli altri. Di abbandonare l'egoismo e pensare seriamente al prossimo. Mi pare quasi un tentativo di fare beneficenza, ma la vera beneficenza si fa di nascosto, non sbandierandola ai quattro venti.

"Che tristezza! Come ci si può ridurre così?" commenta Veru. Sono d'accordo con lei. Conoscendo un free-hugger, i miei dubbi raddoppiano. Se voglio un abbraccio mi circondo di persone da abbracciare tutti i giorni. Da stringere forte a ogni incontro perché sono affezionata a loro e provo affetto. Non abbraccio per le fotocamere e tanto meno per un evento stile Barnum. Per me l'abbraccio ha un valore. E' qualcosa di prezioso, di intimo che non posso svendere al primo saldo.

Mi converto ai tacchi a spillo


Quando inizi a uscire con ragazze che stanno sempre sui tacchi a spillo, altissimi, ti senti a disaggio se non hai quei centimetri in più
. Osservi i trampoli delle altre e non puoi fingere che non siano stupendi. Arrivi a invidiare le amiche (coraggiose) che con quelle scarpe scomode ci passano tutto il giorno, macinando chilometri. E ti domandi: "Perché io non ci riesco?".

Poi ascolti i discorsi degli uomini. Giorgio: "Le ballerine? Un insulto alla bellezza - commenta l'amico -. Io e mio fratello abbiamo fondato il club anti-ballerine". Buono a sapersi... Non oso dire a Giorgio che ho un'intera collezione di ballerine, da quelle rosse alle blu, passando per le bianche, le nere e le marroni. Ho quasi tutto lo spettro cromatico di ballerine. Non va bene. Eh, no. Urge un cambiamento di stile.

Adesso, quando mi metto in tiro per la serata, sto attenta al tacco. Ho poche scarpe veramente alte - qualche sandalo, due stivali invernali e un modello aperto davanti - e devo assolutamente arricchire l'assortimento. So già che indossando il tacco 12 impazzirò per il dolore ai piedi e imprecherò per le gambe gonfie. Non importa, mi sacrifico sull'altare della moda. Vale il vecchio detto: "Chi bella vuole apparire, molto deve soffrire".

Devo ancora decidere il colore del mio prossimo acquisto. Punterei sul colore nude. Una tinta neutra che si abbina su tutto. Ma poi penso che il tacco è sinonimo di "osare", quindi immagino i miei passi su una scarpa dorata, argentata o dal design accattivante. Su questo versante sono indecisa. Devo andare in giro a provare per scegliere un modello in grado di attirare l'attenzione e farmi sentire una principessa, ma che non mi massacri i piedi e non costi un intero stipendio.

18 aprile, 2015

La mia vita da mora


Ho pochi capelli bianchi, ma mi danno fastidio. Li vedo e non li sopporto. Non tengo mai i capelli sciolti per evitare che si notino quei fili da vecchia. Da mesi, esco solo con la coda. E' arrivato il momento di correre ai ripari.

Mi fiondo dal mio parrucchiere di fiducia, Maurizio, e chiedo: "Taglio e tinta. Voglio i capelli più scuri, almeno di due toni". Maurizio mi dice: "Hai ancora pochi capelli bianchi. Meglio fare un riflessante senza ammoniaca. Coprirà i capelli bianchi ma ti lascerà la morbidezza. Hai dei capelli troppo belli per seccarli con un prodotto aggressivo". Ribatto: "Ok, Maurizio, mi fido di te. Procedi".

Scegliamo un riflessante a metà strada tra un castano e un castano scuro. Mi sta benissimo. Sono scioccata. Mi vedo bellissima. Con i capelli più scuri la mia pelle bianco-latte spicca. Sembra che ho un faro puntato in faccia. E gli occhi azzurri aumentano ancora di più il contrasto: appaiono come due catarifrangenti. Sono troppo contenta. Mi sento ringiovanita e mi domando: "Perché non mi sono fatta mora prima?". La verità è che finora non ho mai voluto tingere i capelli... e per tutta la vita sono andata avanti con il mio colore naturale. Adesso, mi rendo conto che così sto molto meglio. Wow! 

Il primo test per capire se sono più carina da mora è sulla chat di gruppo. Mando una foto a tutti: "Come sto mora?". E qui, fioccano i complimenti. Lodi sperticate sul mio cambiamento. Anche quando mi vedono di persona gli amici si spendono in adulazioni: "Stai benissimo, sei fantastica". Lo so: obiettivamente da mora guadagno un sacco di punti. 

La sera, all'aperitivo, un ragazzo mi tampina: Filippo. Bello, colto, un bolognese che lavora nel settore dei futures energetici. Mi vuole portare fuori a cena. Gli piaccio. Ma lui ha 31 anni. Gli dico che è troppo giovane per me. "Non è possibile - commenta Filippo - al massimo hai un paio di anni più di me". Magari! Ho il capello fresco di parrucchiere, le unghie rosse, un tubino nero da paura e i tacchi alti. Inganno l'anagrafe alla grande. 

Saluto Filippo. "Scusa, i miei amici si spostano in un altro locale" e me ne vado senza lasciargli il numero di telefono. In realtà, m'interessa Giorgio (35 anni) che sta lì a guardarsi il mio teatrino con Filippo. Giorgio è un timidone. Si occupa di investimenti e fa la spola tra Lugano e Milano. Ha casa in Svizzera e in Italia (a un chilometro dal mio domicilio). Quando lo guardo negli occhi, lui sembra folgorato e arrossisce. Tenero. Lascio il locale con Giorgio e altri amici. Sono gasatissima. E penso: "Ancora spacco".  

16 aprile, 2015

E mi sento bellissima


Programma della serata: aperitivo in un locale di lusso. Devo vestirmi da battaglia. Tubino nero e tacchi? Non lo so. Senza calze la sera fa troppo freddo per avere le gambe scoperte. Mi viene un'idea. Riesumo dall'armadio una vecchia salopette nera da cocktail, elegantissima e tornata di moda. Ho comprato la salopette 20 anni fa, ma siccome non ho mai cambiato taglia, mi sta divinamente. Ok, oggi mi metto "vintage".

Nel locale mi trovo a mio agio. C'è tanta gente che conosco e un tipo che m'interessa. Lui è belloccio. Chissà se sono in grado di attirare la sua attenzione. La sala pullula di belle ragazze e c'è persino qualche vip.

Con mia grande sorpresa il belloccio mi punta. Mi sento bellissima. So che con le parole sono capace di affascinare chiunque. Ho un buona parlantina e una cultura da sfoggiare come un diamante di Tiffany. Mi lancio nella conversazione e mi accorgo che il belloccio è inconsistente, non ha argomenti, di conseguenza si finisce a parlare del tempo e delle vacanze. Che delusione!

Quando lui capisce che mi sta annoiando, diventa acido. Lo guardo scioccata. Dov'è finito il gentiluomo di qualche minuto fa? Rimango basita. "Oddio, un altro Luca - penso -. No! Per carità. Uno basta e avanza". Possibile che in giro ci siano soltanto uomini disturbati?

Lascio il locale abbastanza presto. Sono stanca. Non ho il fisico per uscire tutte le sere e tirare tardi. Ho bisogno di un giorno di riposo. Mentre saluto tutti e mi muovo tra i tavolini per raggiungere l'uscita, noto gli occhi di diversi uomini sulla mia figura. Tutti carini! Incredibile. Mi sento bellissima, una modella. La mia autostima sale a mille, come il mio ego. Alle 20enni faccio un baffo. Il fascino non è qualcosa che dipende dall'età e io so di averne. Sto bene: ho le armi cariche per colpire al cuore di un maschio. Devo solo cercare di non sbagliare bersaglio.

14 aprile, 2015

Il vero amore è senza tempo


Mettermi a piangere guardando un film non è da me. Poche le pellicole strappalacrime. Un film che mi ha commossa è "Storia d'inverno". Un uomo incontra l'amore della sua vita. S'innamora all'istante, al primo incontro. Ma lei è destinata a morire presto. A perire è soltanto il corpo della ragazza, non il sentimento tra i due innamorati. E dopo la morte della donna, l'uomo è costretto a vagare senza memoria per oltre un secolo, fino a ritrovare il passato e compiere quel gesto che il destino aveva servato per lui.

"Nessuna vita è più importante di un'altra. Nulla succede per caso. Tutto fa parte di un disegno". Ecco alcune frasi pronunciate dalla voce fuori campo nel film. Sono convinta che tutto ciò che viviamo sia già nel nostro destino. Un destino che ripaga le sofferenze e gli sforzi con una ricompensa ben più alta di quella desiderata. Sono un'inguaribile ottimista, non ci posso fare nulla. 

Da parte mia, so di avere tanto da dare. Ho una capacità smisurata di amare e aspetto d'incontrare il vero amore. Non mi accontento di una storia da quattro soldi. Volendo, non sarei single: di corteggiatori ne ho a vagonate. Ma aspetto quello giusto. Quello capace di farmi palpitare il cuore, per il quale sarei disposta a morire al suo posto. Quello che mi amerà incondizionatamente, al di là del tempo. L'uomo che sarà in grado di accorgersi della mia bellezza interiore e della mia capacità di amare, diventerà anche il più felice della Terra. Scommettiamo?