29 giugno, 2011

Italiani truffa-turisti... ma vaffa

Dicono che in Italia "spenniamo i turisti". Perché negli altri Paesi si comportano diversamente?
Sono a Londra da appena tre ore e già mi hanno fregato un sacco di soldi.
Il tassista ha fatto il giro largo per far salire il tassametro. E io che lo seguivo con il navigatore del cellulare, ogni volta che evitava la strada più breve, pensavo: "Oh stronzo, che ti possano cadere tutti i denti tranne uno per il mal di denti". Risultato: 66.20 sterline.
E poi il cambio. Il bancomat non ha funzionato e ho dovuto cambiare gli euro allo sportello in aeroporto. Qui quanto mi hanno fregato? Diciamo una trentina di euro.
Conclusione: cari turisti non lamentatevi dei prezzi gonfiati in Italia, perché anche voi ci spennate a dovere.
Firmato: una polla senza più piume


18 giugno, 2011

Gli opposti non si attraggono

Più cose hai in comune con il tuo partner e più lunga (e solida) sarà la tua relazione. Se sei simile a lui/lei, hai più chance di non fallire. Questa idea smentisce la vecchia opinione secondo la quale gli opposti si attraggono (vedi comportamento magnetico) e sembra confermata dai test su 2 mila individui, eseguiti dallo psicologo britannico Glenn Wilson. E' stato lo stesso Wilson a esporre la teoria durante il seminario "La scelta del partner e il successo di una relazione" che si è tenuto a maggio all'Università La Sapienza.
Lo studioso ha elaborato il concetto di QC (Quoziente di Compatibilità), tutto basato sulle similitudini tra i due, che permette di determinare le probabilità di una coppia a rimanere unita. Più alto è il QC e più il futuro insieme sarà rosa.
Nei suoi test Wilson tiene conto di molte caratteristiche, dall'aspetto fisico al comportamento, dall'intelligenza alle preferenze musicali, dallo stile di vita al pensiero politico, fino alla personalità. Venticinque elementi in tutto, grazie ai quali si può calcolare il QC. Chissà se le riviste useranno il QC in quei quiz di affinità di coppia.

08 novembre, 2010

Ziogò e le mie convinzioni

Zio Goffredo si è spento in un letto di ospedale, in una calda giornata di aprile del 1993. Gli avevo promesso una visita, ma quel giorno mi è mancata la forza. Non avrei potuto sorridergli senza trattenere le lacrime, senza mostrare il mio dolore per le sue sofferenze e per quella condizione clinica disastrosa che non gli avrebbe lasciato via di scampo. So che lo zio ci è rimasto molto male per la mia assenza. A volte penso che è colpa mia se quel giorno lui si è lasciato andare e ha chiuso gli occhi per sempre.

Quel giorno, chi era presente nello stanzone di geriatria ha raccontato che ziogò non era solo. Pochi minuti prima di andar via ha ricevuto la visita di un ragazzino invisibile. Un’anima. “Che ci fai tu qui?” ha detto lo zio a questo spirito tra lo stupore degli altri malati. “Sei venuto a prendermi, vero?”. Quando ho saputo dell’episodio mi è venuta la pelle d’oca. Il ragazzino era suo fratello, morto adolescente per la Spagnola. Mamma ne è sicura.

Spesso penso alla morte di ziogò nei momenti di sfiducia, quando rinnego Dio, la fede e non credo alla vita eterna. Con un senso di disagio e l’amaro in bocca ho cercato una spiegazione. “Si tratta di una suggestione – voglio convincermi – oppure siamo davvero destinati alla beatitudine eterna?”. La razionalità di una laureata in chimica mi spinge ad adottare la prima ipotesi. Eppure da quando ho perso papà voglio credere con tutta me stessa che c’è un futuro nell’aldilà. Mi sforzo. Cancello la parte cerebrale per far vincere il cuore. Devo credere nell’aldilà. Non accetto l’idea di non poter più incontrare papà. Certo, in paradiso non è possibile vedere insieme la tv, come facevamo in passato, mano nella mano. Chissà se gli abbracci sono consentiti.

03 agosto, 2010

La sua onnipresenza

E' con me in ogni attimo della giornata. Necessario come l'aria. Non so quanti sono i chilometri che ci separano. Ho perso il conto dei mesi in cui non lo vedo e non lo sento. Ignoro quello che fa. Non posso dire se è felice o ha un problema. Eppure lo sento vicino perché vive nel mio cuore.

27 giugno, 2010

Riaccendo

Prima sigaretta. Seconda sigaretta. Terza, quarta, quinta. Un intero pacchetto. Sì, ho ricominciato col botto. Non fumavo da tempo. Da quando ho perso papà. Lacrime e cenere si mescolano di nuovo nella mia vita. E così dopo tre anni ho una cicca tra le dita e spero di sentirmi meglio.
Il fumo mi distrae. Almeno non piango. A ogni tiro dimentico quella mail di addio. Necessaria per non perdere il rispetto di me stessa. Crudele perché significa rinunciare a volergli bene, nonostante tutto. "Non lo voglio un amico che sa raccontarmi solo palle".

21 febbraio, 2010

Forever

"Le persone che vivono intensamente non hanno paura della morte"
Anais Nin

11 febbraio, 2010

Annoiarsi a morte? E' possibile

Usando l'espressione "sono annoiata a morte", mai ho pensato che di noia si potesse realmente morire. Invece può succedere: la noia prolungata porta a un prematuro decesso. Lo afferma un gruppo di ricercatori dell'University College London che ha pubblicato su International Journal of Epidemiology uno studio dal titolo "Bored to death?" (annoiato a morte?). A quanto pare una vita piatta e senza stimoli, può far danni alla salute, al punto da causarne la morte. Tra i più colpiti dalla noia: giovani operai e individui con lavori umili.
Per arrivare a questo risultato Annie Britton e Martin J. Shipley del dipartimento di epidemiologia e sanità pubblica del Regno Unito hanno esaminato 7500 persone tra i 35 e i 55 anni che tra il 1985 e il 1988 si sentivano molto annoiate e hanno visto che cosa è successo a questi soggetti nel 2009, paragonandoli a soggetti senza il disturbo.
Dallo studio è emerso che a passare a miglior vita è stato il 37 per cento in più degli annoiati, rispetto ai non annoiati. Insomma, oltre un terzo degli insofferenti era già sottoterra.
La spiegazione? Chi è annoiato, è anche infelice e si sente non realizzato e poco motivato ad andare avanti. Per risolvere il suo "malessere" si butta su alcol, fumo o droga, facendo aumentare il rischio di un infarto o di una patologia cardiocircolatoria. "Sono le cattive abitudini, infatti, ad accorciare gli anni - spiegano gli esperti - bisognerebbe combattere la noia con delle distrazioni, coltivando hobbies e interessi non distruttivi".

09 febbraio, 2010

Perché gli uomini guadagnano di più?

A parità di carica e a parità di merito, l'uomo guadagna più della donna. Questo succede un po' in tutta Europa, ma in Italia il divario è più grande, come dice Chiara Saraceno, professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino.
"Siamo in una situazione monopolistica dell'uomo - dice Saraceno -. L'intelligenza non è distribuita tutta in un sesso. Allora perché uan certa carica va soltanto agli uomini?".
Una volta la giustificazione era che l'uomo doveva "mantenere la famiglia", ma oggi le donne single sono tantissime e non hanno diritto di permettersi gli sfizi dei colleghi single maschi?
Si parla sempre di meritocrazia, di come si deve cambiare la cultura, ma siamo bravi soltanto a parole.

Interruttore dissacrante

Trovato su Twitpic

03 febbraio, 2010

Massima da tenere in mente

Meglio stare zitti dando l'impressione di essere stupidi, che parlare togliendo ogni dubbio.
Confucio

31 gennaio, 2010

Se il film che non somiglia al libro da cui è tratto

Muriel Barbery, l'autrice del best seller L'eleganza del riccio, non ha motivo di lamentarsi: il film tratto dal suo libro, Il riccio, è abbastanza fedele alle pagine. Certo, mancano alcuni personaggi secondari, come il nipote drogato del condomino morto, oppure il segretario di Kakuro. Per il resto la pellicola segue rigorosamente la storia, senza cambiare i fatti.

La stessa cosa non posso dire del film di Tom Ford, A single man, tratto dal romanzo di Cristopher Isherwood (Un uomo solo pubblicato da Adelphi). Tra scritto e girato le differenze sono tantissime e anche molto profonde. Isherwood si sarebbe di certo opposto al film, e a ragione. Ma siccome è defunto, non può difendere la sua opera "sventrata".

Vediamo quali sono le differenze più marcate.

Nel film il protagonista, il prof di letteratura George, maneggia una pistola e manifesta istinti suicidi.
Nel romanzo non c'è alcuna arma da fuoco, nessun accenno a un desiderio di morte, il protagonista si sente solo, ma non è disperato.


Nel film George vuole andare al funerale di Jim, ma la famiglia non lo invita.
Nel romanzo la famiglia di Jim vorrebbe Goerge al funerale, ma George decide di non andare.

Nel film Jim dichiara di non essere mai stato con una donna.
Nel romanzo Jim ha avuto Doris, che ha tentato di sposarlo.

Nel film il pomeriggio di George si svolge così: svuota la scrivania, va in banca, compra pallottole e viene rimorchiato da un ragazzo spagnolo al supermercato.
Nel romanzo il pomeriggio di George si svolge così: pranza al campus con colleghi, va a trovare Doris (nel film questo personaggio non esiste) e poi va in palestra. Non incontra mai il ragazzo spagnolo.

Nel film Kenny sembra attratto da George, lo segue.
Nel romanzo Kenny pensa soltanto a come organizzare il sesso con Lois, una donna.

Insomma, sembrano due storie diverse. E ho citato solo le differenze più eclatanti.
Nonostante le divergenze tra opera letteraria e cinematografica, il film non è male. Cosa mi è piaciuto di più? Il bel fondoschiena nudo di Colin Firth (nella foto con Julianne Moore). Solo quello vale il biglietto del cinema.

29 gennaio, 2010

I virus potenti dei bambini

Vado a Roma a trovare i miei dolci nipotini, due angioletti di 4 e 2 anni. Il più piccolo non è in forma: ha un po' di tosse e un lieve raffreddore. Niente di grave, è spesso alle prese con il naso gocciolante, ma non ha un decimo di febbre.
Lo stesso virus su di me ha un effetto devastante. Torno a Milano con il mal di gola, le tonzille gonfie e la febbre a 38. Chiamo mia sorella per chiedere se anche il bimbo è peggiorato. Macché. "Salta come un grillo, non ha più niente!" mi risponde lei. Ah... Bene... Rivoglio il sistema immunitario che avevo da bambina.

Addio J.D. Salinger


A pochi giorni dalla scomparsa di Erich Segal, ci lascia anche J. D. Salinger, grande autore de Il giovane Holden.
Negli anni Novanta feci leggere Il giovane Holden alla mamma. Lei lo bollò con una frase negativa: "Ha tutta la volgarità tipica di uno scrittore di oggi". Quando le ho fatto notare che il volume era datato 1951, quasi non ci credeva.
Tutti si domandano perché Salinger si sia ritirato dopo il successo di questo romanzo. Io no. Se una persona decide di abbandonare un mestiere, perché deve dare spiegazioni?
Addio J.D.


28 gennaio, 2010

Buon compleanno sorellina! In video

Inviato via mms, un video di pochi secondi del mio volto mentre canto:

Tanti auguri a te
tanti auguri a te
tanti auguri sorellina

Tanti auguri a te.

Ecco il mio pensiero per mia sorella. Non è come un regalo, ma è più piacevole della classica telefonata di auguri.
Lei lo ha ricevuto mentre era in ufficio, per cui il video è stato visto anche le colleghe. Tutte entusiaste.

22 gennaio, 2010

Berlusconi song

Ne ho abbastanza.
E' dissoluto e vecchio.
I capelli non sono i suoi
e anche se i chirurghi gli hanno ritoccato gli occhi
non vede quanto sia diventato volgare.
....
Nella villa a Milano mi fa sentire parte dell'arredamento.
....

Queste sono alcune frasi della canzone che si intitola Don Giovanni in Rai. L'autore Michael Nyman ha scritto il testo, immaginando che a cantarlo sia Veronica Lario a Silvio Berlusconi.