La verità si nasconde nei dettagli. Soltanto se impari a unire i puntini arrivi a raggiungere una forma di conoscenza e di consapevolezza che punta alla verità. E sottolineo "che punta", non ho detto che la conquista. Spesso il senso di tutto si trova nelle piccole cose, in quei tasselli che non tutti riescono a cogliere, senza dei quali il puzzle risulta incompleto.
Quando ho iniziato a unire i puntini? Non ricordo. Ma da un discorso dello scrittore Alessandro D'Avenia mi si è accesa una lampadina. Se sono in grado di fare questo esercizio, il merito è della letteratura. Di tutti i romanzi che ho letto, da quando ero ragazzina fino ad oggi.
I libri mi hanno aperto gli occhi su realtà molto diverse dalla mia, mi hanno mostrato mondi sconosciuti, culture lontane, modi di pensare misteriosi, miserie, dolori, gioie e pulsioni inimmaginabili con il semplice gioco di fantasia o con il sogno.
La narrativa è stata la mia maestra di vita (lo è tuttora). "La letteratura cambia la vita e serve a salvarci" dice D'Avenia che prende come esempio la figura del principe Myskin (da "L'idiota" di Dostoevskij). Per tutti Myskin è un idiota: nessuno riesce a vedere la sua profondità, il suo desiderio di andare oltre la normale accettazione del senso comune. La gente non lo capisce e di conseguenza ne ha paura.
"La letteratura serve a elevarci verso il sacro" sottolinea D'Avenia. Va oltre la psicologia, oltre la ragione e il sentimento. Ci aiuta a comprendere la realtà che si trova nei particolari, a raggiungere la "perspicacia affettiva". Soltanto un cuore intelligente si eleva a questo livello. Quel cuore intelligente che re Salomone chiedeva in dono al Divino, considerandolo il bene più prezioso del mondo. Una sorta di chiave per decifrare gli enigmi della vita.
Come scrive Alain Finkielkraut in "Un cuore intelligente": "La letteratura è una forma di meditazione che non offre garanzie, ma senza la quale ci sarebbe preclusa la grazia di un cuore intelligente".
Grazie mamma per avermi messo un libro in mano da piccola e avermi trasmesso l'amore per la narrativa.
18 novembre, 2014
13 novembre, 2014
Sonetto dell'amore totale
di Vinicius de Moraes (Rio, 1951)
Ti amo tanto, amore mio... non canti
il cuore umano con maggiore verità...
Ti amo come amico e come amante
in una sempre diversa realtà.
Ti amo per affinità, di un quieto amore prestante
e ti amo al di là, presente nella nostalgia.
Ti amo, infine, con grande libertà
per l'eternità e a ogni istante.
Ti amo come un animale, semplicemente
di un amore senza mistero e senza virtù
con un desiderio massiccio e permanente.
E amandoti così, molto e sempre
un giorno nel tuo corpo all'improvviso
morirò per aver amato più di quanto ho potuto.
Questo è quello che cerco. Un amore senza tempo (al di là, presente nella nostalgia), in cui passato, presente e futuro sono la stessa cosa. Un amore in cui tutto è il contrario di tutto (libertà, eternità e ogni istante). Un amore in cui gli aggettivi "quieto" e "prestante" non rappresentano un ossimoro. Non mi accontento di meno.
Sempre di Vinicius del Moraes è molto bello il Sonetto della felicità.
Ti amo tanto, amore mio... non canti
il cuore umano con maggiore verità...
Ti amo come amico e come amante
in una sempre diversa realtà.
Ti amo per affinità, di un quieto amore prestante
e ti amo al di là, presente nella nostalgia.
Ti amo, infine, con grande libertà
per l'eternità e a ogni istante.
Ti amo come un animale, semplicemente
di un amore senza mistero e senza virtù
con un desiderio massiccio e permanente.
E amandoti così, molto e sempre
un giorno nel tuo corpo all'improvviso
morirò per aver amato più di quanto ho potuto.
Questo è quello che cerco. Un amore senza tempo (al di là, presente nella nostalgia), in cui passato, presente e futuro sono la stessa cosa. Un amore in cui tutto è il contrario di tutto (libertà, eternità e ogni istante). Un amore in cui gli aggettivi "quieto" e "prestante" non rappresentano un ossimoro. Non mi accontento di meno.
Sempre di Vinicius del Moraes è molto bello il Sonetto della felicità.
11 novembre, 2014
L'ombra nera nell'anima
Lo studioso ricorre a Freud e inizia con la definizione esatta: "Si tratta del cosiddetto oblio della coscienza - afferma lo psicologo -: un processo psicologico inconscio che porta una persona a crearsi due o più coscienze. Si verifica quando una persona sviluppa un comportamento morboso verso determinate situazioni e tende a ricrearle per provare le stesse emozioni. Da non confondere con la doppia personalità che è una cosa diversa".
E fin qui ci siamo. Poi, che cosa succede? "Per un lungo periodo le due coscienze non si vedono e non si conoscono - precisa l'esperto - ma in un certo momento si scontrano e la persona va in crisi. La coscienza pulita scopre quella nascosta e scatta la crisi. A questo punto, due sono le strade: o si cerca di risolvere il problema, facendo i conti con ciò che c'è da mettere a posto o si ritorna nell'oblio. L'ombra può sparire con il giusto aiuto, basta volerlo".
Adesso capisco veramente quando lui mi diceva "porto la maschera". Il comportamento da finto innamorato, l'entusiasmo iniziale alle stelle, il nomignolo amoroso dato troppo presto, le coccole dopo avermi lasciata, la faccia felice e simpatica al lavoro... "Sono atteggiamenti strutturati per mandare la coscienza nascosta sempre più nell'oblio" commenta l'esperto.
Mia madre me lo aveva detto: "Lascialo perdere, ti porterà giù con lui. Vuoi precipitare nel burrone?". Beh, non sono precipitata: non è successo perché lui è scappato. Eppure, ero disposta a cadere giù con lui. Avrei fatto di tutto per tirarlo su, verso la luce.
09 novembre, 2014
L'analfabeta sentimentale non ha speranze
Una luce in fondo al tunnel. E' questo che ho pensato quando l'analfabeta sentimentale ha iniziato a fare i conti con la sua vita apparentemente prestigiosa, ma povera e arida. Riempita esclusivamente dal suo bel lavoro da boss e dal piacere solitario dopo cena. Aveva cominciato a pensare di cambiare. Ha cercato di compiere il primo passo. Due lacrime e poi è ritornato indietro. E' ritornato ad essere quello di prima: un robot. Senza speranza.
Ero così felice per lui, quando ho visto uno spiraglio di calore
nel suo cuore. Ho pensato: "Adesso inizia a provare, invece di
riflettere". Ho sbagliato. Dopo 24 ore, la magia era sfumata e il robot
aveva perso calore. L'afflato era volato via come un soffio di vento.
Non è colpa sua. Non ci arriva. Non ha idea da dove si parte per
provare sentimenti. Non ha gli strumenti per decodificare ciò che non è
razionale. Mi fa quasi pena.
E così, io, che al contrario di lui ho una marea di sentimenti
dentro il cuore, sono diventata la pazza. "Non è sano quello che provi per
me, il tuo amore è esagerato, non può essere reale e non è giusto" mi ha
detto. In un attimo, sono diventata l'errore della natura. Quella che ama e
soffre senza motivo. In maniera sproporzionata e aliena.
Mi spiace deluderti, caro analfabeta sentimentale. Io sono quella normale e tu il malato
(uno psicologo no? Ti do il numero di mia sorella psicologa, non la paghi
neanche). Non sono disposta a rinunciare ad essere me stessa. Vera, sincera e
sensibile solo perché non ho paura di dire che amo e mi sono innamorata in un
nanosecondo. E se devo soffrire per essere me stessa e non portare la maschera
come invece fai tu, sono disposta a pagarne il prezzo. Non ho paura di piangere
e disperarmi. Il dolore non mi spaventa. Fa parte della vita. Lo accetto.
Nel mio cuore non ci sei soltanto tu, caro analfabeta, anche se ti amo come
nessun altro, ma un'infinità di persone che mi amano ricambiate, come tu non
sei in grado di fare o di accogliere. Ma tutto questo tu non capirai mai. E
scusami se le mie frasi sono un po' zoppicanti: le lacrime mi offuscano la
vista mentre scrivo. Buona solitudine.
08 novembre, 2014
La mia irrazionalità sentimentale
"Sentire come fai tu non è un difetto ma una virtù - precisa Ale -. Tu sei speciale perché senti, provi ed elabori. Ti accorgi dei dettagli che gli altri non vedono. Unire i puntini... me lo hai insegnato tu. Non sei irrazionale, ma senti tutto e così ti accorgi di tutto. Non ti sfugge nulla. Io ci sarò sempre per te. Senza di te non ce l'avrei mai fatta". Ale è la mia spalla. L'ho aiutato in un momento in cui ero io ad aver bisogno di aiuto e da allora siamo diventati amici inseparabili. Dargli una mano mi ha fatto stare bene. Invece di piangere per il mio dolore, mi sono concentrata su di lui e gli ho dato il supporto, il conforto e l'affetto di cui aveva bisogno.
Mi piace aiutare gli altri. Con le amiche sono la prima a correre in soccorso. Ho portato Giulia a casa in spalla quando stava a pezzi, mentre le altre ragazze sono rimaste a una festa. Ho cercato di tenere su Anna quando non riusciva a uscire dalla depressione. E Michy, ogni volta che ha una crisi, sa che le basta chiamarmi o venirmi a trovare, senza preavviso e a qualunque ora del giorno e della notte. Io ci sono sempre. "Quello che trasmetti è unico" mi sento dire spesso.
Il problema è che mentre sono brava con gli altri, per la mia spiccata empatia, non so aiutare me stessa nei momenti difficili. Capisco le situazioni prima che si verifichino. Per esempio, sapevo che lui mi avrebbe lasciata, ore prima di sentire le sue parole di addio. Eppure, non sono stata in grado di reagire.
Emozioni e sentimenti sono le basi del mio Dna. La ragione fatica a entrare nella sfera del cuore. Sono incapace di calcoli e strategie. Non ci posso fare nulla. Cambiare significa rinunciare alla mia vera identità, diventare un'altra. Non lo posso fare perché poi non mi riconoscerei più davanti allo specchio. "Ci siamo noi - mi confortano le girls - insieme siamo forti". Grazie ragazze per la vostra presenza. Per quanto io possa soffrire, non sarò mai sola.
07 novembre, 2014
Vi presento l'analfabeta sentimentale
Non avevo mai sentito parlare di un "analfabeta sentimentale", fino a quando non me lo sono ritrovato davanti. Credevo che non esistesse. Invece, è lì, dietro l'angolo. Individuarlo non è facile, perché parla di amore, felicità e sofferenza come se conoscesse bene gli argomenti, mentre non sa di cosa si tratta. Pensa che tutto il mondo della sfera interiore sia riducibile a una formuletta matematica, inventata dalla nostra creatività per farci stare bene o male.
L'analfabeta sentimentale non usa il cuore, ma il cervello. Anche se la parola cuore è tra
quelle che pronuncia ogni giorno (magari
per impressionare il capo). Analizza i sentimenti e non sa trovarne un motivo.
Un motivo! Le emozioni gli sono estranee e si meraviglia, rimane scioccato,
quando qualcuno soffre per cose che lui considera inesistenti, inspiegabili o
impossibili. Spiegare i
sentimenti con la ragione è come spiegare Dio con la mente. O hai fede o non
hai fede.
L'analfabeta sentimentale non si preoccupa degli altri. Non
conosce il senso di colpa o il senso del rispetto. Si bea delle sue certezze.
Tanto, quando fa del male, gli basta dire "mi dispiace" e ha risolto.
L'analfabeta sentimentale ti prende per il culo alla grande. Prima
ti fa credere di essere speciale e poi ti butta via come spazzatura. La
spiegazione? Una parola che non gli è piaciuta, un comportamento che non
condivide, una decisione diversa.
L'analfabeta sentimentale non è in grado di piangere. Quando il pianto è la debolezza che ci rende
più umani e ci fa sentire vivi. In pratica, è un robot e non se ne rende conto.
Vi ricordate il film "L'uomo bicentenario"? L'androide dice
all'umana: "E' crudele che tu possa piangere e io no".
L'analfabeta sentimentale cerca l'amore, immaginando che sia un
punto nell'universo a cui tendere, e non un trasporto che coinvolge le
emozioni. Emozioni? Ah, già, non ha idea di che cosa siano. L'amore si prova,
si fa, non si accende premendo un bottone.
L'analfabeta sentimentale è convinto che la verità si trovi in
quello che dicono gli altri. Un pensiero profondo è una verità. A questo punto
serve un applauso.
L'analfabeta sentimentale mi fa ascoltare un discorso su un
concetto: gli uomini non sono liberi, ma vivono come in Matrix, schiavi delle
convenzioni e del sistema, incapaci di ribellarsi e di elevarsi, come invece fa
Neo "l'anomalia". Sinceramente, un essere umano non può essere
un'anomalia, perché non sarebbe umano, per definizione. Un essere umano è
affascinante proprio per le sue fragilità e la sua capacità di emozionarsi
anche con le piccole cose. Ma l'analfabeta sentimentale non si emoziona con
niente.
L'analfabeta sentimentale vuole una famiglia, senza capire che per
formare una famiglia ci vogliono sacrificio e compromesso. Non ama nessuno, neanche se stesso.
Allora, come pensa di amare qualcuno? Nel suo cuore non c'è spazio neanche per
uno spillo, quando nel cuore di ogni persona normale c'è sempre posto per tanti
affetti: famiglia, parenti, amici. E toh, ci metto pure gli animali.
Non avevo capito chi era quando l'ho incontrato. Non l'ho
etichettato come analfabeta sentimentale e ho pure sofferto per lui. Quando si
è allontanato, mi ha fatto un favore. Quasi quasi lo ringrazio.
03 novembre, 2014
Steve McCurry e l'ultima pellicola Kodak
E così, con il digitale che domina il mercato, nel 2010 la Kodak decide di non produrre più la pellicola Kodachrome, ispiratrice di una canzone di Paul Simon ("Mamma, non portarmi via il mio Kodachrome").
L'azienda giapponese comunica la notizia a Steve McCurry: niente più rullini. E Steve, che ha fatto la sua fortuna di fotografo con quell'oggetto da inserire nella macchina, fa una richiesta all'industria: "Va bene, ma voglio avere l'ultimo rullino prodotto per scattare qualcosa di memorabile".
Steve è stato accontentato: l'ultimo rullino gli è stato consegnato con una specie di minicerimonia e lui lo ha utilizzato per lo più nella sua città, New York. Come? "Ho voluto fare un omaggio alla Kodachrome cogliendo immagini significative del nostro tempo, ma anche cariche di colore" spiega McCurry. Diversi i soggetti: dall'attore Robert De Niro (suo amico e vicino di casa) ai pendolari della Central Station.
29 ottobre, 2014
Steve McCurry e la ragazza dagli occhi verdi
La vita di Steve McCurry, famoso fotoreporter del National Geographic, è pura avventura. Anni e anni passati in giro per il mondo a immortalare gli eventi che hanno fatto la storia del nostro tempo. Non si conta il numero delle sue immagini messe in copertina dal National Geographic.
Durante un incontro organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera, in occasione della sua mostra alla Villa Reale di Monza (dal 20 ottobre al 6 aprile), Steve racconta un pezzo della sua vita attraverso ogni immagine.
Bellissima la storia della ragazza con gli occhi verdi, la cui espressione su pellicola è diventata una celebre copertina del National (nella foto).
Corre l'anno 1985. Siamo in un campo profughi di afgani in Pakistan. Steve scatta la foto alla fanciulla in un attimo, consapevole di poter avere problemi, perché nei Paesi musulmani si possono fotografare soltanto uomini e bambini. Mai le donne. Soprattutto a volto scoperto. La ragazza non si accorge della macchina fotografica e clic. In un attimo quel volto diventa fermo nel tempo. per sempre.
"Dal 1985 a oggi, la gente continua a mandare lettere e mail alla redazione del National Geographic per sapere di quella foto" spiega McCurry.
La ragazza, Sharbat Gula, non ha idea della popolarità del suo volto. Mentre per il fotografo, quello scatto diventa un grande successo. E così 17 anni dopo, Steve decide di cercare Sharbat e la ritrova in Afghanistan. La incontra e le racconta la storia di quella immagine, famosa in tutto il mondo. Ormai lei è una donna e ha tre figlie. E, nonostante il "divieto", si lascia fotografare ancora senza velo.
"Che cosa posso fare per te?" chiede Steve a Sharbat.
"Dai un'istruzione alle mie ragazze" risponde lei.
Detto, fatto. Steve le ha comprato una casa, provvede all'educazione delle ragazze e ogni mese manda un assegno, assicurandosi che la famiglia stia bene. Un comportamento di grande generosità.
Non meno affascinante è la storia dell'ultima pellicola Kodak prodotta nel 2010, ma questo è un altro post.
Durante un incontro organizzato dalla Fondazione Corriere della Sera, in occasione della sua mostra alla Villa Reale di Monza (dal 20 ottobre al 6 aprile), Steve racconta un pezzo della sua vita attraverso ogni immagine.
Bellissima la storia della ragazza con gli occhi verdi, la cui espressione su pellicola è diventata una celebre copertina del National (nella foto).
Corre l'anno 1985. Siamo in un campo profughi di afgani in Pakistan. Steve scatta la foto alla fanciulla in un attimo, consapevole di poter avere problemi, perché nei Paesi musulmani si possono fotografare soltanto uomini e bambini. Mai le donne. Soprattutto a volto scoperto. La ragazza non si accorge della macchina fotografica e clic. In un attimo quel volto diventa fermo nel tempo. per sempre.
"Dal 1985 a oggi, la gente continua a mandare lettere e mail alla redazione del National Geographic per sapere di quella foto" spiega McCurry.
La ragazza, Sharbat Gula, non ha idea della popolarità del suo volto. Mentre per il fotografo, quello scatto diventa un grande successo. E così 17 anni dopo, Steve decide di cercare Sharbat e la ritrova in Afghanistan. La incontra e le racconta la storia di quella immagine, famosa in tutto il mondo. Ormai lei è una donna e ha tre figlie. E, nonostante il "divieto", si lascia fotografare ancora senza velo.
"Che cosa posso fare per te?" chiede Steve a Sharbat.
"Dai un'istruzione alle mie ragazze" risponde lei.
Detto, fatto. Steve le ha comprato una casa, provvede all'educazione delle ragazze e ogni mese manda un assegno, assicurandosi che la famiglia stia bene. Un comportamento di grande generosità.
Non meno affascinante è la storia dell'ultima pellicola Kodak prodotta nel 2010, ma questo è un altro post.
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