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29 novembre, 2014

La bellezza interiore di Paolo

Conoscere Paolo è stato un miracolo. Ancora non so come ho potuto imbattermi in lui. E' troppo bello e dalla faccia sembra un mascalzone. Ma è più bello dentro che fuori. Sto per scoprirlo. Vinco la paura iniziale, quella della vocina nella testa: "Scappa subito". Invece, rimango a parlare con lui. E' un uomo poco strutturato, s'intuisce. Lui stesso lo ammette. Classe 1974, un po' immaturo, ma ci sta.

Le prime frasi sono impacciate. Non sappiamo da dove iniziare. Cerco di farlo sorridere e mentre parla, inserisco qualche battuta, spingendolo a scherzare con me. Mi segue e continua a raccontarsi. Dall'inizio. Dalla data di nascita. Non tralascia nulla.

E' un piacere ascoltare. Paolo ha voglia di condividere, di farmi partecipe della sua vita, del suo passato. Ha lo humor giusto. Un po' ci prendiamo in giro e ci piace. Dopo ore di chiacchiere confessa:

- Non so perché ho voglia di dirti tutte queste cose. Non mi capita mai - commenta lui.
- Non ti sei accorto? Si è creata una piccola complicità.
- Hai ragione.

Andiamo avanti per ore.

- Con le parole non sempre riesco a esprimermi come vorrei - aggiunge Paolo - sento che vorrei comunicare qualcosa di più e non ci riesco.
- A volte basta guardarsi negli occhi, non sempre servono le parole - gli rispondo.

Con questa affermazione l'ho stupito. Paolo è molto simile a me. Non si vergogna delle sue fragilità: "Ho pianto guardando quel video e per non farmi vedere mi sono chiuso nel bagno dell'ufficio".

E' vero, sincero. Quando gli spiego di aver incontrato persone aride, lui annuisce e aggiunge: "Anch'io".
Paolo sente, non calcola.
Vive, non medita.
Si emoziona, non riflette.
Si mette in gioco, non si nasconde.
Prima dei saluti, ci tiene a invitarmi alla mostra di un pittore americano e mi fa vedere la foto di un dipinto. Impressionista. Fantastico.

- Va bene, ti accompagno. Io vorrei vedere McCurry  - preciso
- Anch'io. Sei andata alla mostra di Salgado? - continua lui
- Sì, emozionante.
- E' piaciuto tantissimo pure a me.

Adesso, Paolo è a Parigi con gli amici. Mi ha chiesto di andare con lui, ma ho rifiutato: "La prossima volta". La sera, dopo cena, mi scrive per raccontarmi la giornata. Tutto quello che ha visto e fatto. Chattiamo fino a notte fonda. Non so se diventerà un amico o qualcosa di più. Per il momento, dice di essere felice a Parigi. E sono tanto contenta per lui.

08 novembre, 2014

La mia irrazionalità sentimentale

 "Non sai essere razionale nelle relazioni con gli altri - mi dice mia madre -: tu senti, provi, usi il cuore e non la testa. In questo sei rimasta bambina". La mamma ha ragione. Nella vita professionale sono un bulldozer: non mi tiro mai indietro, ho il coraggio di osare dove gli altri non osano e mi sono guadagnata la stima dei colleghi e del capo. Negli affari privati spengo i neuroni e "sento". Le emozioni mi arrivano amplificate e mi travolgono, quelle belle e quelle brutte. Non solo le mie emozioni, anche quelle degli altri. Le vivo sulla pelle. Niente mi scivola addosso. Se un amico sta male, mi preoccupo, avvertendo un pugno allo stomaco. Se qualcuno della mia famiglia ha un problema, diventa un mio problema. Sono l'esatto opposto dell'analfabeta sentimentale. Eh, sì, mamma ha ragione: non sono cresciuta. Forse per questo motivo ho sempre scelto uomini che mi amavano più di quanto li amavo io. Fino a quando ho rotto lo schema.

"Sentire come fai tu non è un difetto ma una virtù - precisa Ale -. Tu sei speciale perché senti, provi ed elabori. Ti accorgi dei dettagli che gli altri non vedono. Unire i puntini... me lo hai insegnato tu. Non sei irrazionale, ma senti tutto e così ti accorgi di tutto. Non ti sfugge nulla. Io ci sarò sempre per te. Senza di te non ce l'avrei mai fatta". Ale è la mia spalla. L'ho aiutato in un momento in cui ero io ad aver bisogno di aiuto e da allora siamo diventati amici inseparabili.  Dargli una mano mi ha fatto stare bene. Invece di piangere per il mio dolore, mi sono concentrata su di lui e gli ho dato il supporto, il conforto e l'affetto di cui aveva bisogno.

Mi piace aiutare gli altri. Con le amiche sono la prima a correre in soccorso. Ho portato Giulia a casa in spalla quando stava a pezzi, mentre le altre ragazze sono rimaste a una festa. Ho cercato di tenere su Anna quando non riusciva a uscire dalla depressione. E Michy, ogni volta che ha una crisi, sa che le basta chiamarmi o venirmi a trovare, senza preavviso e a qualunque ora del giorno e della notte. Io ci sono sempre. "Quello che trasmetti è unico" mi sento dire spesso.

Il problema è che mentre sono brava con gli altri, per la mia spiccata empatia, non so aiutare me stessa nei momenti difficili. Capisco le situazioni prima che si verifichino. Per esempio, sapevo che lui mi avrebbe lasciata, ore prima di sentire le sue parole di addio. Eppure, non sono stata in grado di reagire.

Emozioni e sentimenti sono le basi del mio Dna. La ragione fatica a entrare nella sfera del cuore. Sono incapace di calcoli e strategie. Non ci posso fare nulla. Cambiare significa rinunciare alla mia vera identità, diventare un'altra. Non lo posso fare perché poi non mi riconoscerei più davanti allo specchio. "Ci siamo noi - mi confortano le girls - insieme siamo forti". Grazie ragazze per la vostra presenza. Per quanto io possa soffrire, non sarò mai sola.

14 ottobre, 2014

Non esiste un vaccino contro il mal d'amore

"Non vederti più, farci una risata su. Non vederti più, già dimenticato pure tu". Così cantava Sergio Caputo negli anni '80 (dicendo "dimenticata"). Sarebbe bello allontanare dalla mente un amore finito con un semplice sorriso. Purtroppo non funziona. Anche se l'allegria aiuta lo spirito, per qualche secondo.

Con gli anni e le esperienze sentimentali vissute impari a sopportare meglio le pene d'amore. E ti illudi che il passato e le precedenti relazioni ti siano serviti per "vaccinarti" contro la sofferenza dovuta a una storia chiusa. Pensi che quando arriverà la prossima batosta di una separazione, soffrirai di meno. Sbagliato. Perché se il colpo è duro, l'esperienza non ti dà una mano. E' come cadere da una montagna: più sali in alto e più ti rompi quando caschi giù. 

E così, quando pensi  - grazie all'età - di poter contrastare facilmente, in un batter d'occhio, il momento difficile, combattendo un'unica battaglia, ti accorgi che la situazione è più grave di quella immaginata. Non c'è una sola battaglia da affrontare. Devi iniziare una guerra in piena regola contro il tormento sentimentale, tra pianti, mal di stomaco e inquietudine generale. Con ansia alle stelle, svogliatezza e malesseri di ogni genere. Il virus dell'amore non è lo stesso che avevi giù preso e curato. E' un virus diverso, per cui il vaccino non serve. Il sistema immunitario non riconosce il nuovo "ospite" e ti trovi a lavorarci su da zero.

Il mal di cuore ti spiazza. Non sai mai quanto tempo agirà sulla tua psiche e la tua anima. Lo devi vivere in pieno, altrimenti non ne salti fuori. C'è chi si butta nel limbo, come la mia amica Giulia che da oltre un anno si dispera ancora per l'ex, ormai idealizzato. In questo periodo, Giulia ha avuto altre relazioni, ma le lacrime sono sempre per quell'uomo perduto da 12 mesi e più. Da che cosa dipende questo comportamento? Non lo capisco. Perché lanciarsi in storie che non hanno né capo né coda? Un altro uomo, se non è quello giusto, non è la risposta. Ti fa stare soltanto peggio.

Quello che so è che voglio reagire contro il dolore che ho nel cuore. Voglio mettere in campo tutte le armi in mio possesso per stare bene e riprendermi. Per tornare a sorridere con leggerezza. Il metodo? Buttarsi sul lavoro, incontrare gente nuova, uscire, coltivare interessi, cercando di non rimuginare sul passato. Alla fine, mi voglio troppo bene per non scrollarmi di dosso la negatività. Certo, la guarigione ha il suo iter, lo accetto. Domani non starò bene. Ma intanto provo a sorridere, vado avanti, sperando che la vita mi riservi innumerevoli e meravigliose sorprese.


10 ottobre, 2014

La felicità dura tre giorni

Sappiamo tutti che la felicità non è uno status permanente. E' questione di attimi, tra momenti di noia, apatia, menefreghismo, relax, sofferenza e molto altro ancora. Da non confondere con il semplice "star bene" o essere in armonia con se stessi e gli altri. Tutta un'altra storia.

La vera felicità, quella totale, assoluta, al 100%, nel mio caso è durata tre giorni. In mezzo tanta angoscia e dolore. Non credevo che potesse esistere la gioia infinita, senza confini. Roba da sogno, da film di Hollywood, ma non da realtà. Eppure l'ho provata, grazie a Luca.

Luca, conosciuto per caso. Intrigante, carino e non troppo normale, mi ha fatto questo regalo: la piena e completa felicità. Per la durata di 72 ore, non di più. Insieme a lui ho vissuto i momenti più belli di tutta la mia vita. Per questo dono non finirò mai di ringraziarlo.

Luca, problematico al limite dell'asociale, ha acceso la miccia e sono esplosa. Non so come, mi sono lasciata andare completamente e ho toccato il cielo con un dito. Anzi, ho superato abbondantemente i "Tre metri sopra il cielo".

Con tanta felicità in corpo è stato naturale innamorarsi di lui. E anche se adesso è scappato, spaventato dai miei sentimenti, da me o da altro, mi ha lasciato il cuore gonfio d'amore. Luca è il mio primo pensiero al mattino e l'ultimo prima di chiudere gli occhi. E' con me in ogni istante della giornata, mentre lavoro, scherzo e parlo con gli amici. Non mi abbandona mai.

Sì, lo amo. Lo amo al punto da desiderare il suo bene al di sopra del mio. Al punto da lasciarlo andare. Libero. Perché anche lui trovi quella felicità che io ho vissuto e non ho saputo trasmettergli.

Lo amo al punto che sacrificherei tutto per lui, senza chiedere nulla. Al punto da mettermi in disparte (l'ho tolto da Facebook per farlo sentire svincolato e non controllato). Al punto da rimanere in silenzio, lontana. Perché l'amore è questo: assenza di qualsiasi egoismo. Il risultato di un amore così - unilaterale e senza possibilità di crescita - è un dolore misto al piacere di rendere felice l'altro. Difficile da sopportare e comunque necessario per sentirsi vivi.