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19 giugno, 2015
Arriva la notiziona e mi comporto da bimba
Il telefono squilla. E' il boss dei boss che mi comunica una bella notizia. Anzi, una fantastica notizia! Quasi non ci credo. Sono così felice che mi metto a urlargli al telefono e pesto i piedi come una ragazzina. Sono alle stelle! Non riesco a star ferma.
Chiedo scusa al boss per il mio comportamento poco professionale, ma non ci posso fare nulla: la notiziona è inaspettata e non sto più nella pelle. Una reazione esagerata? Può darsi. Non tanto quanto quella della mamma che appena viene a sapere si mette a piangere.
Dopo la telefonata vado a parlare con la capa che mi spiega i dettagli della cosa. Sono ancora agitata, sudo come in una sauna e sorrido, sorrido, sorrido. Ho la paresi del sorriso stampata in viso. Ho ancora voglia di saltare e pestare i piedi. Che sensazione paradisiaca!
L'effetto della notizia - una gioia infinita - dura per ore. Non posso fare a meno di pensare che la vita è imprevedibile, ha sempre qualche sorpresa da proporci. Sta a noi aspettare con fiducia che le meraviglie accadano. Perché accadono, prima o poi.
16 giugno, 2015
Abitudine o amore?
Scegliere non è mai facile. Soprattutto quando una decisione porta a un cambiamento drastico, come quando ci si pone davanti a un bivio e bisogna decidere quale direzione prendere. Le strade sono due: abitudine o amore. Da un lato, il tranquillo benessere di una vita che si conosce, quello dell'abitudine. Senza sorprese, è vero, ma appagante. Perché se abbiamo impostato la nostra esistenza in quel modo, significa che ci andava bene. Se non addirittura a genio. Dall'altro, la novità di un amore, una persona che entra nella nostra vita - magari a gamba tesa - e ci scombussola il tran tran, il solito vecchio iter al quale siamo affezionati.
Il più delle volte la scelta tra abitudine e amore diventa un dilemma esistenziale. I monotoni non hanno dubbi: optano per la consuetudine, perché è il percorso più semplice. Gli impavidi neanche ci pensano: puntano sull'avventura, adorano l'imprevisto e si lasciano trasportare dal vento verso nuovi lidi.
Soltanto in pochi casi la decisione è fonte di continue riflessioni, ragionamenti su pro e contro, domande a cui è difficile dare una risposta a priori, senza aver sperimentato la diversità. Per buttarsi ci vuole coraggio e consapevolezza dei rischi. L'intuito aiuta, ma non dà la soluzione. Allora, come si risolve la questione? Il punto principale su cui ragionare sono i sentimenti. Si parte da lì. Bisogna chiedersi: quanto sono profondi? Quanto sono reali? Ma la vera domanda da rivolgere a noi stessi è quella che Don Edo continua a ripetere durante la messa quando parla di amore: "Tu saresti disposto a morire al posto della persona che ami?". La risposta a questo interrogativo indica la direzione da prendere.
L'amore non è un'abitudine, un impegno o un debito. L'amore non è quello che ascoltiamo in canzoni romantiche, o vediamo nei film. Semplicemente l'amore è. (Paulo Coelho)
07 aprile, 2015
Ricomincio da runner
Ho perso 5 chili in due mesi. La scorsa estate. E sono invecchiata di botto, almeno di 10 anni. La mia pelle ha perso turgidità. Amen. E anche se adesso ho recuperato il peso perduto, non ho più l'epidermide elastica e tesa come un anno fa. La giovinezza è sparita. Andata via per sempre. Non c'è rimedio.
Il dimagrimento non è stato l'unico problema della scorsa estate. Da un giorno all'altro mi sono ritrovata completamente sola. Gli amici? Hanno scelto di frequentare il mio ex con la sua nuova compagna, di conseguenza mi sono ritrovata emarginata. Isolata. Senza partner e senza comitiva. Senza uscite. Senza chiacchiere e aperitivi. Senza quella normale quotidianità di relazioni che hanno arricchito gli anni milanesi. Ho dovuto ricostruire tutto da zero e non sono mancati gli intoppi. Ho commesso diversi errori. Non voglio giustificarmi, ma tra la situazione emotiva (precaria) e lo stato d'animo da "non so dove sbattere la testa", non sono stata in grado di affrontare i problemi nel modo corretto. Non ho avuto la forza di agire, non ho avuto determinazione e coraggio, per cui ho subìto passivamente gli eventi.
Oggi, sono un'altra persona. Allegra, positiva e piena di entusiasmo per la vita. Ho ricostruito la mia esistenza, pezzo per pezzo, partendo dagli amici, dagli interessi e dalla voglia di fare. Esco tutte le sere. Mi invitano dappertutto. Non ricordo più che cosa significa stare a casa a guardare la tv. E poi, perché dovrei rimanere a casa da sola? Non intendo fare la muffa. La mia nuova vita mi piace. Mi è congeniale. Non ci rinuncio, neanche per un uomo. Ho conquistato il mio spazio e mi sento bene. Ho il sorriso stampato sulle labbra e la battuta pronta.
La pelle? Non si riprenderà. Pazienza. Sui muscoli, invece, posso ancora lavorare. Ho riscoperto lo sport e ho iniziato a correre. C'è un magnifico parco dietro casa, perché non sfruttarlo per una bella zompettata? Ottima idea, mi sono detta. Ho tirato fuori la roba del tennis, le scarpe del power yoga, e via in strada. Direzione parco. Runtastic è un'app fighissima!
Il battesimo da runner non è andato male. Ho tenuto un passo sostenuto per 20 minuti e ho mollato soltanto quando ho sentito tirare i quadricipiti (rischio strappo). Il fiato è meglio di quello che credevo. Adesso vediamo come va nei prossimi giorni. Riuscirò a preparare in tempo la StraSingle? E' la mia sfida.
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18 marzo, 2015
Tutto torna nella vita
Ci sono cose che non riusciamo a spiegarci. Non subito. Poi, succede qualcosa e capiamo i motivi. Doveva andare com'è andata. Quante volte desideriamo che la vita scorra come vorremmo noi e poi ci amareggiamo perché gli eventi ci sembrano ostili. Ho imparato che tutto ha un senso. Perché se guardo il passato, mi accorgo che alla lunga le situazioni si sono sistemate.
"Si compie la volontà di Dio, non la tua - dice la mamma - ma noi ci ostiniamo a non accettarla". E' vero. Non ci rendiamo conto che un piccolo dispiacere oggi ci risparmia una catastrofe domani. Niente è per caso.
Senza quello che mi è capitato, senza la sofferenza, non avrei mai realizzato il mio sogno professionale. Invece, adesso, eccomi qui. Ascoltata. Stimata. Con un maggiore spazio d'azione. Piena di idee che piacciono ai capi. Impegnata nel lavoro che so fare meglio, in cui riesco a esprimermi senza limiti.
Ho ritrovato la fiducia in me stessa, nelle mie capacità. Le genialate le ho sempre avute, ma il senso d'insicurezza mi ha spesso impedito di tirarle fuori o di condirle con dettagli azzardati. Oggi, non è più così. Sono un vulcano di proposte. Ho talmente tante idee che mi tocca appuntarle per non perderle.
22 dicembre, 2014
Un barbone mi ha salvato la vita
Tornare a Roma, significa rivivere gli anni spensierati dell'università. Le feste, le diverse comitive, gli eventi, i tanti momenti belli e divertenti. Ma non ci sono soltanto i ricordi positivi. La notizia dell'infarto di papà (poi tutto ok), i traslochi, le fidanzate di Mauro (il mio migliore amico e compagno di università) e soprattutto la notte in cui ho rischiato la vita.
Anni Novanta. Sono una giovane studentessa della Sapienza. Durante la settimana esco due o tre volte con gli amici. Mai nei weekend. Troppi ragazzini nei locali. Le volte in cui torno a casa da sola, con la mia Ford Fiesta nera, cerco di rientrare in orari in cui c'è movimento in strada: o prima di mezzanotte o all'alba (dopo la colazione con la sorchetta), quando i primi pendolari si muovono per andare a lavoro.
Una sera sono troppo stanca per aspettare il sorgere del sole. Saluto tutti e per 4 di notte sono già sotto casa. Sto cercando parcheggio. Che culo: c'è posto nello spiazzo, adibito a parcheggio, a 200 metri dal mio portone. E' ancora buio. Chiudo la macchina, prendendo in mano il mio Motorola (non si sa mai). Faccio i primi passi sul marciapiede e mi accorgo che un'altra auto frena di colpo producendo un rumore di sgommata. L'auto si ferma a circa 500 metri da me e dal veicolo scendono due ragazzi che iniziano a camminare nella mia direzione. Ho paura. Vogliono qualcosa da me? Non vedo un'anima nelle vicinanze. Che faccio? Ritorno in auto, indecisa se chiamare i carabinieri o accendere il motore e andare via.
Un barbone che dorme nel parcheggio osserva tutta la scena. Lo conosco, bazzica dalle mie parti. E' alto e grosso. E' sulla quarantina, ma la strada lo ha invecchiato di almeno altri 20 anni. Ogni tanto, gli do qualcosa da mangiare: un panino o un pacco di merendine.
Il barbone mi bussa al finestrino.
- Che succede? - domanda.
- Li vedi quei due? Ho paura che vogliano farmi del male - rispondo tra le lacrime.
- Stai tranquilla: ti accompagno fino a casa. Non avranno il coraggio di avvicinarsi. In ogni caso, ho un bastone.
-E se quelli hanno una pistola?
- Vieni con me. Fidati.
- Va bene.
Il barbone mi scorta fino al portone, mentre i due rimangono fermi a osservarci, accanto alla loro auto.
- Su, prendi l'ascensore - dice il mio salvatore - io rimango qui davanti ancora qualche minuto.
Sono salva. Sotto shock. Sto tremando. Non riesco a prendere sonno.
La sera successiva il senzatetto ha sistemato il suo giaciglio accanto al mio portone.
- Hai mangiato? - gli chiedo.
- No.
- Ok, vado a prenderti una pizza.
Ho rincontrato altre tre o quattro volte quel 40enne sfiorito troppo in fretta. Gli ho dato qualche soldo con la raccomandazione di non spenderlo in alcol. Poi è sparito. Senza di lui, forse non sarei qui a raccontare questa storia.
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14 settembre, 2014
E' finito il tempo del branco
Entrare in casa di Ross (amica) è come respirare felicità. L'armonia la senti nell'aria e ti trasmette un piacevole sensazione, quasi di beatitudine. Con Ross e suo marito ho passato un bel pomeriggio, chiacchierando davanti a una torta alle fragoline di Sissi. Ho capito diverse cose, soprattutto quello che desidero.
Perché sono stata così bene? Perché con Ross e marito quando si parla, c'è sempre da imparare. Entrambi hanno una cultura infinita e sono in grado di argomentare a 360 gradi, dalla letteratura all'attualità, fino alla psicologia.
Quando ho la possibilità di capire e conoscere, mi sento in pace con me stessa e con il mondo. Il desiderio di ampliare la mente è quello che mi porta avanti. Ho bisogno di sviluppare il mio senso critico e di capire le sfumature psicologiche del comportamento umano che non riesco a cogliere da sola, giusto per fare due esempi. Soltanto in questo modo miglioro e cresco come persona. Senza dimenticare che il marito di Ross ha un ricco vocabolario: ogni tanto mi stupisce con qualche termine da intellettuale (che devo googlare).
Uno degli argomenti su cui Ross&husband mi hanno fatto riflettere è il concetto di amicizia. Ho spiegato che per me gli amici non sono quelli con cui si esce tutte le sere a sparare cazzate. Gli amici veri, a una certa età, sono pochi, pochissimi, sono quelli che ti porti avanti negli anni. Quelli che tieni e hai tenuto accanto con sacrifici e lavoro. Perché anche l'amicizia, come l'amore, è un lavoro.
- Non puoi pensare che a 30-40 anni gli amici siano quelli del branco - dice il marito -. Il branco lo hai a 17 anni, quando ti circondi di coetanei, senza fare una selezione. A 30-40 anni, gli amici sono molto selezionati e in numero limitato. Chi ha ancora un branco a 40 anni, vuol dire che non è cresciuto.
La vita che desidero non è quella del branco. Il branco l'ho frequentato da ragazzina e durante il periodo dell'università, adesso ho altre priorità. E' bello uscire, ma ogni tanto. Non occuparsi di organizzare un aperitivo/cena tutte le sere possibili. Eppure, per un anno e mezzo ho fatto una vita di uscite continue (per accontentare l'ex). Una vita sbagliata per me, perché non mi dà nulla. E' piacevole, ma dopo un po' stanca: la sento vuota e sterile.
Non ho più voglia di andare al bar dopo il lavoro. Non ho più voglia di stare sempre in giro. Finito il lavoro torno a casa e faccio qualcosa per me, che mi gratifichi: leggo, guardo un film o al massimo scrivo su questo blog. La persona che mi sta accanto, mi basta. Non sento la necessità di altro. Chiariamo, non vuol dire che da oggi mi tapperò in casa. Ma le uscite non rappresentano una parte fondamentale della mia esistenza, soprattutto se sono uscite "tanto per stare a spasso". Preferisco passare da Ross dove l'armonia nell'aria è contagiosa.
Perché sono stata così bene? Perché con Ross e marito quando si parla, c'è sempre da imparare. Entrambi hanno una cultura infinita e sono in grado di argomentare a 360 gradi, dalla letteratura all'attualità, fino alla psicologia.
Quando ho la possibilità di capire e conoscere, mi sento in pace con me stessa e con il mondo. Il desiderio di ampliare la mente è quello che mi porta avanti. Ho bisogno di sviluppare il mio senso critico e di capire le sfumature psicologiche del comportamento umano che non riesco a cogliere da sola, giusto per fare due esempi. Soltanto in questo modo miglioro e cresco come persona. Senza dimenticare che il marito di Ross ha un ricco vocabolario: ogni tanto mi stupisce con qualche termine da intellettuale (che devo googlare).
Uno degli argomenti su cui Ross&husband mi hanno fatto riflettere è il concetto di amicizia. Ho spiegato che per me gli amici non sono quelli con cui si esce tutte le sere a sparare cazzate. Gli amici veri, a una certa età, sono pochi, pochissimi, sono quelli che ti porti avanti negli anni. Quelli che tieni e hai tenuto accanto con sacrifici e lavoro. Perché anche l'amicizia, come l'amore, è un lavoro.
- Non puoi pensare che a 30-40 anni gli amici siano quelli del branco - dice il marito -. Il branco lo hai a 17 anni, quando ti circondi di coetanei, senza fare una selezione. A 30-40 anni, gli amici sono molto selezionati e in numero limitato. Chi ha ancora un branco a 40 anni, vuol dire che non è cresciuto.
La vita che desidero non è quella del branco. Il branco l'ho frequentato da ragazzina e durante il periodo dell'università, adesso ho altre priorità. E' bello uscire, ma ogni tanto. Non occuparsi di organizzare un aperitivo/cena tutte le sere possibili. Eppure, per un anno e mezzo ho fatto una vita di uscite continue (per accontentare l'ex). Una vita sbagliata per me, perché non mi dà nulla. E' piacevole, ma dopo un po' stanca: la sento vuota e sterile.
Non ho più voglia di andare al bar dopo il lavoro. Non ho più voglia di stare sempre in giro. Finito il lavoro torno a casa e faccio qualcosa per me, che mi gratifichi: leggo, guardo un film o al massimo scrivo su questo blog. La persona che mi sta accanto, mi basta. Non sento la necessità di altro. Chiariamo, non vuol dire che da oggi mi tapperò in casa. Ma le uscite non rappresentano una parte fondamentale della mia esistenza, soprattutto se sono uscite "tanto per stare a spasso". Preferisco passare da Ross dove l'armonia nell'aria è contagiosa.
04 settembre, 2014
Quello che verrà sarà vero amore
La vita non finisce mai di sorprenderti. In tutti i sensi. E ti domandi: ma come è possibile? E' finzione o realtà?- 7 LUGLIO l'uomo che dice di amarti follemente, che ti ripete "sei nel mio sangue e nelle mie ossa", dice alla tua amica che tu sei la sua anima gemella, dopo un anno e mezzo di relazione e progetti di vita insieme, compreso il tentativo di fare un figlio. Anche se la rottura risale ai primi di giugno, lui pensa ancora che tu sia la sua anima gemella.
- 14 LUGLIO, lo stesso uomo si mette con un'altra donna (pure bruttina) e tu passi da "anima gemella" ad "amica" nell'arco di una settimana.
Mi domando come possano succedere queste cose. Ma serve, serve tutto nella vita. Per capire, imparare e andare avanti.
Mia madre dice sempre "Dio vede e provvede". Ci credo. Penso che Dio sia intervenuto per salvarmi da una vita gretta e non soddisfacente, con un uomo vuoto, i cui unici interessi sono la palestra, le vacanze, i gruppi su Whatsapp (dove passare le ore di noia) e le uscite con gli amici, pensando che i divertimenti siano tutto nella vita.
Sono sicura che l'uomo che verrà sarà il principe azzurro (rispetto a un soggetto vuoto, ci vuole poco). Sarà vero amore. Famiglia, figli, casa e vita normale tra mura domestiche cariche di affetto e buoni sentimenti. Le cene fuori, le uscite con gli amici tutte le sere e le vacanze le lascio a chi deve riempire il vuoto che ha dentro. Vuoto che non conosco.
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